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Europa, il nuovo autunno. Siccità, tempeste, incendi: facce di una stessa medaglia

Sui media, e nelle dichiarazioni dei politici, si continua a passare da un’emergenza climatica all’altra. E’ accaduto anche negli ultimi 7 giorni. In meno di una settimana abbiamo visto la California devastata dagli incendi più violenti della storia e un uragano arrivare fino in Europa, colpendo quattro diverse nazioni. Incendi e precipitazioni eccezionali hanno causato oltre 40 morti in Europa.

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Uragano in Europa.

In Irlanda è stato mobilitato l’esercito per intervenire nelle aree più colpite dal passaggio di Ophelia, mentre venivano chiuse le scuole e raccomandato alla popolazione di non uscire di casa. Ai margini della tempesta tropicale, si viveva invece un’alta pressione con caldo anomalo su tutta Europa, causa di enormi incendi in Spagna e Portogallo. Il mix letale è stato: temperature superiori alla media oltre i 30 gradi, aggravate da una prolungata siccità, a cui si sono aggiunte le forti raffiche di vento dell’uragano. Immagini ancora una volta apocalittiche. Come hanno spiegato i meteorologi la traiettoria dell’uragano ha richiamato venti molto caldi dal Nord Africa sull’Europa, con temperature quasi estive. Come conseguenza di Ophelia, in Inghilterra è spuntato un sole rosso. A Londra il cielo ha assunto una sfumatura arancione.

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Negli stessi giorni, anche l’Italia si trova  – per l’ennesima volta quest’anno – sotto l’attacco del clima.

Italia, emergenza siccità nel Nord Ovest

“Stiamo vivendo un’emergenza” ha detto a La Stampa il Sindaco di Torino “ma nessuno se ne accorge, perché l’inquinamento a differenza di altri fenomeni non si vede, non si tocca”. La sua città sfora da 22 giorni consecutivi i limiti di inquinanti nell’aria. Il Pm10 ha raggiunto quota 114 microgrammi per metro cubo, oltre il doppio del limite che è 50. Il Comune ha consigliato ai cittadini di tenere chiuse porte e finestre. Come a Pechino. La cappa di smog sopra la pianura padana era visibile persino dallo spazio.  E’ stata fotografata dall’astronauta italiano Paolo Nespoli.

Valori smog fuorilegge.

I limiti di smog non si potrebbero sforare per più di 35 giorni all’anno, secondo la legge. Torino è già a quota 70, Milano 55 e tutte le altre grandi città della pianura padana sono già ben oltre il limite dei 35 giorni. Colpa di quella che è stata chiamata #ottobratapadana. Una volta era prerogativa di Roma, di latitudini inferiori e oggi invece anche sotto la Mole e la Madonnina si passa l’autunno in maniche corte. “Il caldo sopra la media e stagnante, insieme all’assenza di piogge, ha favorito picchi di smog che solitamente si registrano in inverno” ha spiegato al Corriere della Sera la ricercatrice dell’Isac Cnr, Stefania Gilardoni.

L’emergenza, è sempre la stessa: il clima, il cambiamento climatico. La nostra “diversa normalità” – come abbiamo scritto in questo articolo. Una normalità alla quale sarebbe meglio abituarci, adeguare le nostre città, i nostri stili di vita e di consumo. E’ tardi, ci mostra quotidianamente il Pianeta, ma possiamo limitare i danni. Anziché negare, o continuare a parlare di tante singole emergenze sparse per il globo, tanti stati di calamità da affrontare caso per caso, a posteriori. Il fenomeno è uno. Come uno solo è il Pianeta. Andrebbe affrontato, anche a livello di linguaggio, come fenomeno d’insieme. Un’emergenza globale. Appunto, la nostra “diversa normalità”.

Gli scienziati non sanno più come dirlo. Lo ripetono da più di un decennio ormai. A livello mediatico, prevale la cronaca delle emergenze. Ma qui e lì, nelle pieghe degli articoli dei quotidiani, ci stanno dicendo tutto. Ce l’hanno spiegato anche questa settimana. Di seguito trovate una selezione.

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Il cambiamento climatico nei quotidiani della settimana

Ophelia è, nel titolo di Repubblica di venerdì scorso 13 ottobre, “l’uragano impazzito che ha cambiato strada”. “E’ la prima volta in oltre un secolo che nell’arco di pochi mesi 10 tempeste tropicali si trasformano in uragani”. Come Irma, sembra già passato un secolo e invece era nemmeno un mese fa. “A preoccupare però non è tanto il numero di uragani ma la loro intensità e la persistenza. “Il cambiamento climatico ha mutato, oltre alla temperatura dei mari, anche il sistema atmosferico” lo dice Giampiero Maracchi, ordinario di climatologia all’Università di Firenze. “Alla base di tutte queste anomalie c’è sempre lo stesso problema: l’aumento dell’energia in gioco. E’ come se avessimo alzato il fuoco sotto una pentola”.

Ricordate queste parole: “intensità”, “anomalia“, “pentola” perché ci ritorneremo nei prossimi post. Ma intanto proseguiamo con gli scienziati.

Il climatologo Luca Mercalli su La Stampa del 13 ottobre riguardo Ophelia: “E’ insolito che, come in questo caso, un uragano si avvicini a noi direttamente dall’area delle Azzorre”. Colpa del riscaldamento globale indotto dall’uomo? “Almeno in parte sì – continua Mercalli nell’articolo – D’altronde le acque degli oceani sono sempre più calde e quindi favorevoli a supportare lo sviluppo e il mantenimento di uragani con caratteristiche tropicali anche a latitudini insolite, con un loro ampliamento di una cinquantina di chilometri al decennio” come dimostrato da uno studio del 2014 pubblicato su Nature. Ci sono rischi per l’Italia al passaggio di Ophelia? “Assolutamente no. L’uragano rimarrà lontano migliaia di chilometri – concludeva Mercalli – e noi resteremo anzi per giorni e giorni sotto un tenace anticiclone che azzererà ogni speranza di pioggia soprattutto per le assetate regioni nord-occidentali” alle prese con la siccità più lunga di sempre, che ormai perdura da quest’estate.

Appunto, quello che sta succedendo in questi giorni in Pianura Padana. Quello da cui siamo partiti, Torino.

A fuoco il Chianti-shire.

Nello stesso momento la California conta i danni. E’ bruciata un’area di 300 km quadrati. “E di che valore – ricorda Repubblica l’11 ottobre – è il “Chianti-shire” californiano”. Le spiegazioni: innanzitutto, la siccità. Una siccità eccezionale affligge la California da un decennio, gli anni più caldi di sempre secondo le misurazioni Nasa. “A questo si aggiunge la combinazione stagionale dei venti di ottobre, che uniti alla bassa umidità creano un cocktail micidiale, favorevole agli incendi. La siccità-record è oggetto di studi da parte delle università californiane, il verdetto è unanime: si tratta di un fenomeno legato al cambiamento climatico. Su questo si innestano poi incuria e imprevidenza”. Anche in America torneremo, perché lì tutta la scienza è contro il negazionismo climatico di Trump.

Ancora sicuri che non si tratti di un’unica emergenza?

Su questo blog continueremo a unire i “puntini” delle emergenze climatiche, sparpagliate qui e lì sul globo, a dimostrare che invece è tutto connesso e il fenomeno è uno solo: i cambiamenti climatici.

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alessandromacina
Journalist & TV Reporter at RAI RadioTelevisione Italiana. Founder & Publisher ClimateChange News.

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