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COP23 al via. Scopri chi presiede la conferenza sul clima e perchè

A Bonn, Germania, sta per iniziare la ventitreesima conferenza mondiale delle Nazioni Unite sul clima, la COP23. L’obiettivo è garantire l’effettività degli accordi di Parigi. Un obiettivo urgente alla luce dell’ultimo rapporto Unep che vede un probabile aumento della temperatura di almeno 3 gradi entro il 2100.

La presidenza della COP23 è stata data alle isole Fiji. Una scelta di grande valore simbolico perchè le nazioni insulari del Pacifico sono oggi le più esposte alle conseguenze dei cambiamenti climatici. E nei prossimi anni rischiano di scomparire, sommerse dall’innalzamento degli oceani.

Le Fiji sono il primo Stato al mondo ad aver ratificato gli accordi di Parigi. Insieme alle altre isole del Pacifico, sono in prima linea nelle azioni contro il cambiamento climatico. Questo nonostante contribuiscano in maniera trascurabile alle emissioni globali di gas serra nell’atmosfera – meno dell’uno per cento.

L’impatto del cambiamento climatico sulle Fiji

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Se il mondo intero non agirà in maniera decisa per iniziare ad affrontare la sfida più grande della nostra epoca, allora il Pacifico – come sappiamo – è condannato” Frank Bainimarama. Presidente COP23 e primo ministro delle Fiji

Le Fiji sono abitate da quasi 1 milione di persone. 300 isole e atolli particolarmente vulnerabili, esposti al passaggio di cicloni e conseguenti inondazioni. Il cambiamento climatico in questi luoghi sta condizionando già oggi l’economia e ha sradicato migliaia di persone dai loro villaggi.

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  • Dal 1993 le Fiji registrano un aumento del livello del mare maggiore della media globale. L’acidificazione dell’oceano sta mettendo a repentaglio la salute della barriera corallina.
  • I cicloni tropicali stanno aumentando nell’intensità. Le alluvioni costiere sempre più violente causano l’allagamento delle zone agricole. Le acque salate che penetrano nei terreni, li distruggono. Alcune regioni sono già diventate inabitabili. Nel 2012 gli abitanti di Vunidogoloa, un villaggio litoraneo sulla seconda isola più grande delle Fiji, sono diventati la prima comunità del mondo a doversi spostare in luoghi più alti a causa dell’innalzamento del livello del mare. 
  • Nel febbraio 2016 il ciclone Winston ha devastato le Fiji causando 44 vittime, distruggendo case e infliggendo gravi danni alle tradizionali colture di zucchero.  Con venti fino a 200 miglia orarie, Winston è stato il peggiore disastro naturale delle Fiji. Winston ha causato danni per circa 1,4 miliardi di dollari, più di un terzo del PIL nazionale. Si è trattato del ciclone tropicale più forte mai formatosi nell’emisfero Sud.
  • L’aumento delle temperature e gli eventi meteo estremi impongono nuove sfide sanitarie. Le Fiji hanno registrato un focolaio di diarrea causato dalla siccità nel 2011 e combattuto la leptospirosi post-inondazione nel 2012. Nel 2013, hanno dovuto domare un’epidemia di Dengue. 

Le altre isole del Pacifico minacciate

Come per le Fiji anche per altri paradisi tropicali come le Isole Marshall, Tuvalu, Papua Nuova Guinea, Kiribati adattarsi al nuovo clima è una necessità. La London School of Economics calcola che delle 10 milioni di persone che abitano le isole del Pacifico, 1,7 milioni potrebbero essere costrette a spostarsi entro il 2050 a causa del cambiamento climatico. Siccità persistenti, tempeste e temperature in aumento stanno ostacolando lo sviluppo economico, limitano l’accesso all’acqua potabile e distruggono le colture sulle quali si basa l’alimentazione fondamentale degli abitanti.

I leader delle isole del Pacifico nel 2015 hanno firmato la dichiarazione di Suva, una chiamata al mondo per adottare misure decise contro i cambiamenti climatici. Il documento avvertiva con anticipo che gli accordi di Parigi non sarebbero stati sufficienti per le loro nazioni, la cui sopravvivenza dipende da un riscaldamento globale non superiore a 1,5 gradi rispetto ai livelli preindustriali.

Le isole del Pacifico stanno affrontando oggi l’emergenza climatica che nei prossimi anni si potrebbe verificare su scala globale. 1.700 abitanti – su totali 2.500 – delle isole Carteret (Papua Nuova Guinea) sono stati evacuati dai loro villaggi sommersi, diventando i primi “rifugiati climatici” al mondo. Più di 20 mila rifugiati climatici delle isole Marshall sono emigrati negli Stati Uniti. Nel 2015 un altro ciclone di intensità eccezionale, Pam, ha lasciato 75 mila residenti di Vanuatu senza case. Entro il 2050, la Banca Mondiale prevede che il mare inghiottirà la metà di Bikenibeu, nelle isole Kiribati, dove vivono 6.500 persone.

Per saperne di più sui rifugiati climatici leggi qui

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Journalist & TV Reporter at RAI RadioTelevisione Italiana. Founder & Publisher ClimateChange News.

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