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Anche la Siria firma gli accordi di Parigi. Stati Uniti unico paese ancora fuori

Alla fine gli Stati Uniti sono rimasti soli. Dopo l’annuncio della Siria di voler firmare gli accordi di Parigi, gli Stati Uniti sono l’unico paese al mondo ad aver respinto gli accordi globali sul clima.

La notizia sta rimbalzando sui media di tutto il mondo. La Siria ha intenzione di entrare a far parte dell’accordo quadro di Parigi per ridurre le emissioni di gas a effetto serra. Lo ha annunciato ieri, durante il secondo giorno di lavori della Cop23 di Bonn. Una mossa che lascia gli Stati Uniti completamente isolati. Il mese scorso infatti anche il Nicaragua ha annunciato la propria firma sotto i trattati.

L’accordo di Parigi, raggiunto nel 2015, chiede ai quasi 200 paesi firmatari di frenare volontariamente le emissioni di gas a effetto serra. Per farlo, andranno predisposti nuovi piani energetici per contenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2 gradi. All’epoca, solo Nicaragua e Siria non hanno firmato, per motivi molto diversi.

Siria e Nicaragua gli ultimi due Stati a ratificare Parigi.

Il Nicaragua è uno dei Paesi più avanti al mondo sulle energie rinnovabili. Oltre il 50 per cento dell’energia prodotta arriva da fonti “pulite” con obiettivo 90 per cento al 2020. Tuttavia gli accordi di Parigi non erano ritenuti abbastanza ambiziosi per ridurre in maniera decisiva le emissioni di gas serra. Nè sufficienti per poter aiutare i paesi più poveri a sostenere economicamente gli impatti di un pianeta già modificato. Ma alla fine, secondo il presidente Daniel Ortega, “l’accordo di Parigi, pur non essendo l’accordo ideale, è l’unico strumento che attualmente consente un’unità di intenti e sforzi” globali sul clima.

La Siria invece è coinvolta da sei anni in una durissima guerra civile. Per effetto delle sanzioni, i suoi leader non erano stati in grado di mandare rappresentanti all’estero per negoziare o firmare il patto. Ora la portavoce della missione siriana alle Nazioni Unite, Roua Shurbaji, ha annunciato la svolta. Questa decisione fa parte di uno sforzo “per essere efficace in tutte le aree internazionali, tra cui il cambiamento climatico” riporta il New York Times.

La retromarcia Usa.

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Gli Stati Uniti hanno avuto un percorso di segno opposto. In un solo anno sono passati da promotori internazionali dell’accordo di Parigi, sotto la presidenza Obama, alla clamorosa uscita annunciata da Trump lo scorso giugno. Il neopresidente ha affermato di voler negoziare i termini di Parigi, ritenuti ingiusti perchè troppo sfavorevoli per gli Stati Uniti e per la sua economia. America first. Qui lo speciale articolo, a un anno dall’elezione di Trump, che ripercorrere le dichiarazioni e le scelte politiche sul clima del quarantacinquesimo presidente Usa.

 

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alessandromacina
Journalist & TV Reporter at RAI RadioTelevisione Italiana. Founder & Publisher ClimateChange News.

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