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Trivellazioni in Artico, Norvegia in tribunale

Per la prima volta un governo, quello norvegese, viene citato in giudizio per aver concesso nuove trivellazioni petrolifere dopo la ratifica degli accordi di Parigi. Oggi a Oslo la prima udienza del processo.

La causa legale contro il governo norvegese è sostenuta dalle associazioni ambientaliste Greenpeace e Youth and Nature. Secondo loro, con la decisione di aprire nuove aree nel mar Glaciale Artico per la ricerca di petrolio, il governo non solo avrebbe agito in violazione degli accordi di Parigi ma starebbe anche violando un principio della Costituzione.

Si tratta dell’articolo 112, noto come “sezione 112” secondo cui lo Stato garantisce a tutti, comprese le prossime generazioni, un ambiente sicuro e sano. “Ognuno ha diritto a un ambiente che tuteli la propria salute e la natura” si legge nell’articolo. E più avanti “Le risorse naturali devono essere gestite in una prospettiva di lungo periodo che difenda questo diritto anche per le generazioni future”. E’ la prima volta che questo diritto viene testato in tribunale.

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La denuncia di Greenpeace.

Secondo Greenpeace – promotrice della campagna “Save the Arctic” sostenuta da oltre 8 milioni di persone – il governo norvegese sta violando anche l’accordo di Parigi del 2015 nel quale aveva promesso di contribuire a limitare i cambiamenti climatici. Nella battaglia legale, Greenpeace si basa sui risultati del IPCC – il Pannello intergovernativo di scienziati sul cambiamento climatico. Secondo gli scienziati, per limitare il riscaldamento globale entro 2 gradi, la produzione di petrolio dovrebbe essere abbattuta.

Le azioni del governo norvegese.

Il governo norvegese per la prima volta dopo 20 anni ha concesso lo sfruttamento di una nuova area nel mare di Barents. Nel 2017 Statoil, Chevron, Lukoil e altre dieci compagnie petrolifere hanno avviato nuove campagne esplorative. La Norvegia è il primo produttore europeo di petrolio. Al largo delle sue coste opera anche la nostra Eni con la megapiattaforma Goliat, in una zona senza ghiacci. Ma ora queste nuove aree sarebbero le più a nord del pianeta. Secondo le associazioni ambientaliste, le nuove trivelle metterebbero a repentaglio l’ecosistema artico.

“Per anni abbiamo cercato di fermare nuove estrazioni di petrolio in Norvegia, sia per considerazioni locali che globali”. Lo ha dichiarato al quotidiano britannico The Guardian Truls Gulowsen, responsabile di Greenpeace Norvegia. “Per quanto riguarda l’autorizzazione di nuove concessioni per l’Artico, non solo le nostre obiezioni sono state ignorate e superate, ma lo Stato non ha prestato attenzione anche alle linee guida dei propri stessi consulenti istituzionali, come l’Istituto polare e l’Agenzia dell’ambiente. Entrambi avevano raccomandato di rifiutare nuove concessioni in questo settore”.

Cosa ne pensa l’UE.

L’Unione Europea a marzo ha approvato con larga maggioranza una risoluzione che vieta le trivellazioni in Artico. Si chiama “Una politica integrata europea per l’Artico. In evidenza ci sono oltre 30 punti. Tra cui le seguenti osservazioni: “la banchisa glaciale artica è diminuita notevolmente dal 1981. Anche le aree ricoperte da permafrost sono in calo (con il rischio di rilasci di notevoli quantità di biossido di carbonio e metano nell’atmosfera) e lo strato nevoso diminuisce sempre più. Lo scioglimento dei ghiacciai contribuisce all’innalzamento globale del livello dei mari”.

Si osserva ancora: “Nelle regioni polari i cambiamenti climatici stanno avanzando a velocità doppia. La banchisa glaciale sta scomparendo a ritmi ancora più veloci di quelli previsti dai modelli. Il volume dei ghiacci marini presenti durante l’estate si è ridotto di oltre il 40% in 35 anni. E tale velocità continua ad aumentare, generando cambiamenti ignoti e imprevedibili negli ecosistemi mondiali”.

Per tutti questi motivi, nella direttiva il Parlamento europeo chiede “che siano vietate le trivellazioni nelle acque artiche ghiacciate dell’UE e del SEE e che l’Unione promuova l’adozione di norme precauzionali analoghe in seno al Consiglio artico e per gli Stati costieri dell’Artico”.

I piani di Trump.

Negli Stati Uniti anche il presidente Trump ha permesso la ripresa delle esplorazioni petrolifere nelle acque dell’Artico. Questo nonostante Obama le avesse bloccate con un ultimo provvedimento prima di lasciare la Casa Bianca. A dicembre 2016, infatti, con uno storico “divieto permanente” di trivellazione Obama aveva inteso proteggere il 98 per cento delle acque federali in Artico. Non solo, il divieto riguardava anche le acque lungo tutta la costa Atlantica fino al confine con il Canada, in accordo con il premier canadese Justin Trudeau anche lui contrario a nuove trivellazioni.

Come andrà a finire.

Le cause legali a tema ambientale si stanno moltiplicando in tutto il pianeta. La battaglia delle associazioni per il clima contro il governo norvegese segue le cause già in essere in Olanda, Stati Uniti, Svizzera, Nuova Zelanda. Battaglie in cui i cittadini hanno fatto ricorso contro lo Stato per non essersi impegnato abbastanza per proteggere gli abitanti dagli effetti del riscaldamento globale e dai cambiamenti climatici.

Secondo l’avvocato di Greenpeace a Oslo Michelle Joncker-Argueta su Twitter oggi: “questo processo riguarda il petrolio che non è ancora stato scoperto, ma il cuore del problema è un altro. Abbiamo già scoperto più petrolio di quanto ci potessimo permettere di bruciare. Quando il divario tra conoscenza scientifica e decisioni politiche diventa troppo ampio, ora più che mai riponiamo la nostra fiducia nei tribunali per colmare tale gap”.

Il problema è che il riscaldamento globale, con la riduzione anno dopo anno della calotta polare artica e l’apertura del “mitico” passaggio a nord ovest, apre anche nuove enormi opportunità commerciali: per il passaggio di grandi navi, per l’estrazione del petrolio, etc.

Ma a che prezzo? Queste azioni potrebbero innescare, secondo gli scienziati, un circolo vizioso capace di aumentare ancora più velocemente il riscaldamento dell’Artico, lo scioglimento dei ghiacciai e l’inquinamento di un luogo che andrebbe preservato come il “santuario” più importante del clima. Gli scienziati unanimemente considerano l’Artico come il “congelatore” o il “condizionatore” della Terra per il ruolo centrale che ha nella regolazione delle temperature globali.

Allora cosa verrà considerato, prima l’economia o il Pianeta? Prevarrà l’oggi o l’attenzione per ciò che lasceremo alle generazioni future? Riusciranno gli Stati ad anteporre gli interessi della Terra e delle prossime generazioni alle opportunità di sviluppo commerciale? Dalla risposta a una di queste domande dipenderà buona parte del destino dell’Artico e forse dell’intero pianeta.

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alessandromacina
Journalist & TV Reporter at RAI RadioTelevisione Italiana. Founder & Publisher ClimateChange News.

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