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16 mila scienziati di 184 paesi hanno firmato un avvertimento per l’umanità. Leggi lo speciale

Il loro appello è diventato virale. Perché è il maggior numero di scienziati di sempre – quasi 16 mila – ad aver firmato e supportato formalmente una pubblicazione scientifica. Si tratta del  “Secondo avvertimento all’umanità” ed è appena stato presentato alla conferenza mondiale sul clima delle Nazioni Unite, la Cop23. Un’iniziativa promossa da William Ripple dell’Oregon State University e pubblicata sulla rivista Bioscience.

Leggi il documento originale: “World Scientists’ Warning to Humanity: A Second Notice

Segui l’hashtag virale #ScientistsWarningtoHumanity

L’appello degli scienziati arriva a 25 anni esatti di distanza dal primo. La dimensione del problema oggi è completamente cambiata. Se i primi scienziati firmatari erano stati 1.700, oggi sono quasi 16 mila da 184 paesi diversi. Quasi 300 sono italiani. E dal primo articolo, dicono gli scienziati, la situazione è peggiorata sotto tutti i punti di vista. Le azioni in campo, al contrario, sono ancora molto lontane da essere sufficienti.

Il primo appello della scienza all’umanità.

Era il 1992 quando venne diffuso il primo allarme, in occasione della prima grande riunione internazionale sull’ambiente, il summit di Rio. Lanciato dal premio Nobel per la fisica Henry Kendall, l’appello venne sottoscritto da 1.700 firmatari, tra cui cento premi Nobel. Gli scienziati si erano definiti “preoccupati” fin dal nome: Union of Concerned Scientists. Il primo avvertimento diceva che era urgente “ridurre la distruzione dell’ambiente. Se si vogliono evitare gravi conseguenze ci vuole un grande cambiamento nella gestione globale del Pianeta”.

Già in quel primo documento gli scienziati avevano dimostrato che gli esseri umani erano entrati in rotta di collisione con il mondo naturale. E avevano espresso grande preoccupazione per i potenziali danni dovuti a: assottigliamento dello strato di ozono, cambiamenti climatici, perdita di biodiversità, distruzione delle foreste, disponibilità di acqua potabile, esaurimento della vita marina e distruzione degli oceani, continua e inarrestabile crescita della popolazione.

Nel documento, avevano implorato di tagliare le emissioni gas serra e l’utilizzo di combustibili fossili, ridurre la deforestazione e cambiare il pericoloso trend di perdita della biodiversità.

Un avvertimento inascoltato.

In sostanza, si sono persi 25 anni. Peggio, si sono persi coscientemente. Perché già 25 anni fa gli scienziati avevano messo in guardia. Ma il loro allarme sembra essere rimasto inascoltato. Se pensiamo che ogni anno divoriamo 1,7 pianeti. Significa che il mondo ha bisogno di venti mesi per rigenerare quello che noi consumiamo in dodici. Senza contare che molte delle risorse che utilizziamo non sono rinnovabili. Proprio così, il 2 agosto quest’anno – sempre prima – abbiamo finito le risorse del Pianeta. Si chiama “Earth overshoot day”. Il 2 agosto è il giorno oltre il quale abbiamo iniziato a consumare un secondo pianeta, che evidentemente non esiste.

Se si trattasse di un’azienda, o semplicemente di una famiglia “si direbbe che si avvia alla bancarotta” fa notare il fisico del clima del Cnr Antonello Pasini nel libro “Effetto serra effetto guerra.

CO2 record.

Basti pensare al record di concentrazione di CO2 nell’atmosfera, che ha stabilmente superato le 400 parti per milione, un valore mai raggiunto prima in 800 mila anni. E anche le emissioni di anidride carbonica, stabili nei tre anni passati, nel 2017 hanno ricominciato a crescere del 2 per cento.  Vuol dire 41 milioni di tonnellate di CO2, in parte assorbite da oceani – acidificandoli – e foreste. Sostanze che resteranno nell’atmosfera per decenni, contribuendo ad accelerare il riscaldamento globale. “Anche se non emettessimo più CO2 in futuro, tra 100 anni sarà ancora presente nell’atmosfera circa un terzo di quella emessa oggi e un quinto sarà ancora lì dopo mille anni” spiega ancora Pasini nel libro.

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Crescita della popolazione: il parametro più pericoloso.

E poi c’è l’inarrestabile crescita della popolazione. Un parametro – dicono gli scienziati dell’Union of Concerned scientists – che se fuori controllo, da solo può sopraffare tutti gli altri sforzi per realizzare un futuro sostenibile. Dal 1992 la popolazione mondiale è aumentata di 2 miliardi di persone e si stima possa arrivare entro fine secolo a un massimo di 12 miliardi di individui.

La scienza ipotizza un possibile collasso del sistema al 2050, riferito alla crescita di popolazione. Al 2050 infatti saremo 9 miliardi e per sfamarci tutti servirebbe il 70 per cento di cibo in più, che comporterebbe un ulteriore fabbisogno di energia del 37 per cento e il 55 per cento di acqua in più. In sostanza distruggeremo definitivamente il Pianeta, se non partirà immediatamente una rivoluzione agricola e alimentare. La Fao, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, ne parla praticamente ogni giorno.

L’impatto umano in tempo reale.

Sul sito worldometers (clicca qui) si può vedere in tempo reale cosa stiamo facendo al Pianeta. I contatori come vedete girano continuamente. L’indicatore delle nascite corre veloce, molto più lento invece quelli dei morti: significa che siamo sempre di più sulla Terra. In questo momento quasi 7,6 miliardi. Alla sezione “ambiente” cresce l’indicatore della foresta distrutta ed è in aumento anche l’erosione di terra coltivabile, vuol dire meno cibo per una popolazione in aumento. Ma il contatore più veloce di tutti è quello delle emissioni di CO2. E guardate quanta energia consumata, in particolare da fonti non rinnovabili.

La situazione oggi: un Pianeta in crisi.

Ecco quindi le ragioni del secondo avvertimento, 25 anni dopo. Perché a parte la riduzione del problema ozono, l’umanità ha fallito su tutti gli altri temi. Una situazione che preoccupa gli scienziati perché in grado di innescare “cambiamenti climatici potenzialmente catastrofici. Crescita delle emissioni da combustibili fossili, della deforestazione, della produzione agricola dovuta al consumo di carne. Inoltre abbiamo scatenato la sesta estinzione di massa di specie viventi che perderemo o abbiamo messo in pericolo di estinzione già entro la fine di questo secolo”.

I dati.

In dettaglio, gli scienziati hanno registrato un peggioramento in 8 delle 9 aree indicate nel 1992 e sulle quali era necessario intervenire. In soli 25 anni l’acqua disponibile per persona si è ridotta del 26 per cento, il numero di pesci non d’allevamento è in continua diminuzione e le zone morte del pianeta sono cresciute del 75 per cento, con la perdita di un ulteriore 3 per cento delle foreste mondiali. La popolazione mondiale come detto è aumentata del 35 per cento e il numero di bovini usati per l’allevamento del 20 per cento (4 miliardi di capi). Ritmi di crescita evidentemente insostenibili. Soprattutto se uniti agli ultimi due parametri messi sotto osservazione dagli scienziati: in soli 25 anni le emissioni di CO2 sono aumentate del 62 per cento e la temperatura media è aumentata del 167 per cento.

Continuano gli scienziati. “Non avendo adeguatamente limitato la crescita della popolazione, ridotto i gas serra, incentivato le energie rinnovabili, limitato l’inquinamento” e in generale “non avendo rivisto un’economia che continua a essere radicata nell’idea di crescita infinita, l’umanità non sta facendo nessuno dei passi urgenti per salvaguardare la nostra biosfera in pericolo”. “I leader politici vanno costretti a fare la cosa giusta” ed è anche l’ora  “di modificare i nostri comportamenti e i nostri consumi individuali”.

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Cambiare è possibile. Ora o mai più.

Essere riusciti a fermare la crescita del buco dell’ozono, l’unico miglioramento consistente in questi 25 anni, dimostra che quando si agisce in maniera decisa – fanno notare gli scienziati – si ottengono cambiamenti positivi. Lo stesso si può dire per i miglioramenti registrati nei luoghi nei quali si è limitata la deforestazione o si è investito nelle energie rinnovabili.

La strategia da attuare su tutti i livelli è quella della “transizione verso la sostenibilità” del Pianeta. Nel documento gli scienziati elencano una serie di soluzioni a tutto campo, per l’ambiente ma non solo. È necessario modificare l’alimentazione rendendola più a base vegetale e meno carnivora, agire sullo spreco alimentare, ridurre il tasso di natalità, investire nella “green economy”, ridurre le disuguaglianze economiche e cambiare i modelli di consumo. Non agire anche su una sola di queste leve, potrebbe risultare fatale.

Ma bisogna agire e farlo ora, o mai più, concludono gli scienziati. “Presto sarà troppo tardi per cambiare rotta e il tempo a disposizione sta per finire. Bisogna lavorare insieme, solo così possiamo fare grandi progressi nell’interesse dell’umanità e del pianeta da cui dipendiamo”.

©2017 ClimateChange News. Riproduzione riservata

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Journalist & TV Reporter at RAI RadioTelevisione Italiana. Founder & Publisher ClimateChange News.

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