Breaking News
Home / Ambiente / Italia, quelle leggi da fare: stop microplastiche.

Italia, quelle leggi da fare: stop microplastiche.

Microplastiche. E consumo di suolo. Quelle leggi da fare. O meglio, da non tradire. Perché entrambi i provvedimenti esistono già, sono stati approvati alla Camera e da oltre un anno sono in attesa al Senato. Diventeranno legge entro fine legislatura?

La legge sulle microplastiche.

Sette associazioni ambientaliste italiane – Legambiente, Wwf, Greenpeace, Marevivo, Medsharks, Lav e Lipu – hanno sottoscritto e indirizzato al presidente del Senato Pietro Grasso e a tutti i Senatori un appello per approvare al più presto la proposta di legge per la messa al bando delle microplastiche dai cosmetici. L’appello delle associazioni, chiamato #Faidafiltro, è stato già sottoscritto da alcune personalità. Tra i primi firmatari Piero Angela, Giovanni Soldini, Luca Mercalli, Andrea Camilleri.

La legge, in esame al Senato, è stata approvata alla Camera il 25 ottobre 2016 e da oltre un anno è ferma al Senato. Il disegno di legge è il n. 2582 e si chiama “Disposizioni in materia di composizione dei prodotti cosmetici e disciplina del marchio italiano di qualità ecologica”. Si trova tuttora in discussione presso le commissioni industria e ambiente.

Leggi l’appello #Faidafiltro basta alle microplastiche nei cosmetici

Clicca qui per vedere i disegni di legge: microplastiche, consumo di suolo

Sos mare.

I mari e gli oceani, dicono le Nazioni Unite, stanno diventando una discarica. Ogni anno ci finiscono 8 milioni di tonnellate di plastica. E’ come se ogni minuto un camion di rifiuti riversasse in mare tutto il suo carico. Secondo le Nazioni Unite, se non si interviene subito nel 2050 in mare ci saranno più plastica che pesci. Accanto alle conseguenze sull’ecosistema marino ci sono anche i danni economici e ai comparti produttivi. I costi vanno dai 476,8 milioni per l’Europa fino agli 8 miliardi di euro all’anno a livello mondiale.

Questi rifiuti formano vere e proprie isole di plastica negli oceani. Ma in buona parte si tratta di un inquinamento invisibile e pericoloso sotto forma di microplastiche. Si tratta di frammenti e particelle inferiori ai 5 millimetri che rischiano di entrare nella catena alimentare.

Leggi anche

Onu: emergenza microplastiche.

Il “Rapporto Frontiers 2016” dell’Unep – il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente- inserisce l’inquinamento da microplastiche negli oceani tra le sei minacce ambientali emergenti a livello globale. Molti studi confermano che una volta in mare, le microplastiche vengono ingerite dalla fauna assieme alle sostanze tossiche accumulate. “Queste minuscole particelle di plastica, di dimensioni tra una formica e un virus” si legge nel report “si trovano nei sistemi idrici di tutto il mondo e vengono ingerite dalla fauna ittica. Numerosi studi scientifici stanno cercando di determinare i rischi per la salute umana”.

Uno studio del 2014 stima che in media, in ogni chilometro quadrato degli oceani del mondo, ci sono 63.320 particelle di microplastiche fluttuanti sulla superficie. Con variazioni locali significative, ad esempio le concentrazioni in Asia orientale sono 27 volte superiori. “Organismi marini – tra cui zooplancton, invertebrati, pesci, uccelli marini e balene – possono essere esposti alle microplastiche. In maniera diretta, attraverso l’ingestione di acqua, e indirettamente come predatori nella catena alimentare”. Su scala mondiale si producono ogni anno circa 300 milioni di tonnellate di plastica, con una costante tendenza all’aumento.

Microplastiche nei cosmetici.

Le microplastiche, si legge nell’appello #Faidafiltro, provengono da più fonti. Tra cui le migliaia di micro particelle di plastica contenuti nei prodotti per la cosmesi che ogni giorno arrivano in mare direttamente dagli scarichi. “Una fonte questa – dicono le sette associazioni – che si può eliminare da subito, mettendone al bando l’utilizzo. Per quanto sia solo una delle fonti di inquinamento da marine litter, secondo una ricerca di Eunomia, le microplastiche contenute nei cosmetici rappresentano comunque una sorgente non trascurabile stimata tra duemila e novemila tonnellate di particelle rilasciate ogni anno”.

I principali indagati sono saponi, gel, creme, dentifrici. L’industria cosmetica utilizza, infatti, microplastiche come agente esfoliante o additivo in diversi prodotti di uso quotidiano. Quello che molti consumatori ignorano è che queste microplastiche non vengono trattenute dai sistemi di depurazione e finiscono così direttamente in mare. “Non esiste al mondo tecnologia in grado di filtrare e trattenere le microplastiche che finiscono nei nostri scarichi e, quindi, in mare. Ma esiste un filtro umano e legislativo – è scritto nell’appello – siamo noi, che possiamo far diventare la proposta di legge una realtà”.

La ricerca presentata dalle associazioni ambientaliste.

A supporto dell’appello #Faidafiltro, le associazioni hanno presentato i risultati di un’indagine sulla microplastica contenuta nei prodotti cosmetici in vendita in Italia. La ricerca è stata realizzata dall’associazione MedSharks con il CNR ISMAC Biella, Università del Salento e Università degli Studi Roma Tre.  La loro inchiesta si è concentrata sul polietilene che, secondo l’Associazione europea dei produttori cosmetici Cosmetics Europe, rappresenta il 94 per cento delle microplastiche contenute nei prodotti cosmetici.

La ricerca è stata condotta su un campione casuale di 30 punti vendita – profumerie, farmacie, parafarmacie e supermercati – in otto regioni italiane e ha riguardato 81 prodotti di 37 aziende cosmetiche. In metà di questi prodotti, il polietilene è inserito nelle prime quattro posizioni degli ingredienti, dopo l’acqua. L’analisi quantitativa eseguita dal CNR ISMAC di Biella su un prodotto specifico che elencava il polietilene come principale ingrediente dopo l’acqua, ha stimato una media di 3.000 particelle di microplastica per ogni ogni millilitro di prodotto. “In un flacone da 250ml sarebbero quindi presenti 750.000 frammenti di polietilene, per un peso totale di 12 grammi”.

Perché l’Italia.

Nel settore della cosmetica l’Italia è leader del mondo “tanto che il 65% del make-up si produce in Italia”  ha osservato il presidente della commissione Ambiente alla Camera Ermete Realacci. “Le aziende sono pronte, hanno anche i prodotti per sostituirli. L’Italia può dare ancora una volta l’esempio. Se il provvedimento ritorna alla Camera noi cercheremo certamente di approvarlo. Sarebbe un segnale importante se si riuscisse a inserire nella Legge di Bilancio un emendamento per eliminare i cotton-fioc non biodegradabili”.

Con questa legge, le associazioni firmatarie dell’appello chiedono di seguire la strada già tracciata da altri paesi “che si stanno adoperando per implementare normative adeguate contro questi inquinanti. Tra cui gli Stati Uniti, che hanno proibito la produzione di cosmetici contenenti microplastiche da luglio 2017”.

All’appello, oltre alle personalità citate, hanno aderito Parchi nazionali e Aree marine protette. E anche rappresentanti dell’industria, dai presidenti di Corepla e Assobioplastiche agli amministratori delegati di Lush Italia, Novamont Spa, L’Erbolario e Weleda Italia, tra gli altri.

Consumo di suolo.

Nel prossimo articolo parleremo della seconda legge ferma al Senato, quella sul consumo di suolo. Ferma da oltre 500 giorni, la legge affronterebbe per la prima volta questa piaga italiana. Il consumo di suolo procede infatti al ritmo di 30 ettari al giorno. Un aggravante su di un territorio già fragilissimo dal punto di vista idrogeologico e quindi particolarmente esposto agli effetti dei cambiamenti climatici in atto. Come ricordato dagli ultimissimi dati di Ecosistema a rischio di Legambiente  7,5 milioni di cittadini vivono in aree a rischio. “Un’Italia sempre più fragile e insicura, incurante dell’eccessivo consumo di suolo e del problema del dissesto idrogeologico mentre i cambiamenti climatici amplificano gli effetti di frane e alluvioni”.

©2017 ClimateChange News. Riproduzione riservata.

About alessandromacina

alessandromacina
Journalist & TV Reporter at RAI RadioTelevisione Italiana. Founder & Publisher ClimateChange News.

Check Also

Climate change è la nostra allerta meteo quotidiana

Non staremo qui a fare l’elenco degli ultimi disastri meteo. Qui daremo altri dati. Mentre …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *