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Accordo Parigi, Italia deve fare di più se vuole rispettare gli obiettivi

Il giudizio sulla nuova SEN – la Strategia Energetica Nazionale approvata dai ministeri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente – è sostanzialmente positivo. Ma i suoi target non permettono di rispettare gli obiettivi dell’accordo di Parigi del 2015 sul clima, con cui frenare il riscaldamento globale ben al di sotto di 2 gradi.

Lo sostiene uno studio realizzato per Legambiente da Elemens, società di consulenza indipendente per l’energia. Lo studio indica il percorso necessario e fattibile per il raggiungimento degli obiettivi previsti da Parigi ed è stato presentato questa settimana al Forum QualEnergia? organizzato da Legambiente, Editoriale La Nuova Ecologia e Kyoto Club in partenariato con Cobat.

L’accordo di Parigi

L’accordo di Parigi, raggiunto alla conferenza sul clima del 2015 (COP21), è il risultato politico più significativo degli ultimi anni. E’ il primo accordo universale e giuridicamente vincolante sul cambiamento climatico. Firmando l’accordo, 200 paesi si sono impegnati ad adottare azioni per contenere il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2 gradi. Puntando ad un aumento non superiore a 1,5 gradi. Per questo risultato, gli Stati si impegnano a frenare volontariamente le emissioni di gas a effetto serra e a predisporre piani nazionali d’azione per il clima.

Quanto siamo lontani da Parigi.

La SEN prevede un piano di decarbonizzazione dell’Italia, un fatto positivo e difficilmente pronosticabile fino a pochi anni fa. L’obiettivo è eliminare del tutto il carbone dalla produzione di energia elettrica al 2025. Oggi il carbone pesa ancora per il 16 per cento nel nostro mix energetico.

Ma i traguardi delineati nella SEN – dice lo studio Elemens – sono troppo timidi. Non basterà la riduzione di emissioni di CO2 del 40 per cento al 2030, seppur in linea con il target richiesto dall’UE. Per essere coerenti con l’accordo di Parigi servirebbe una riduzione, rispetto alle emissioni del 1990, del 55 per cento. Questa forbice è ancora più ampia se riferita al 2050: -63 per cento della SEN, -95 per cento nello scenario Legambiente/Elemens. Per arrivare a questo risultato, lo studio indica scelte più ambiziose di sviluppo delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica. In questo modo si raggiungerebbero risultati ben più significativi in termini di consumo evitato di combustibili, fino a 49 Mtep/anno al 2030.

In Italia le maggiori potenzialità di sviluppo sono rappresentate soprattutto da solare ed eolico, si legge nello studio. Il problema è che per raggiungere il target previsto dalla SEN al 2030 l’eolico dovrà almeno raddoppiare la potenza installata. Il solare fotovoltaico è chiamato ad aumentare la potenza di almeno 3 volte rispetto a quella attuale, passando dagli attuali 350MW di installazioni all’anno a 3 mila. Servirebbe quindi uno sviluppo delle rinnovabili mai vissuto fino ad ora. Senza un’accelerazione, senza un cambio di passo delle politiche, questi numeri rimarranno impossibili da raggiungere.

Investire nelle rinnovabili conviene.

Il vantaggio economico, calcola lo studio Elemens, sarebbe duplice. In termini di risorse, verrebbero risparmiati 5 miliardi e mezzo di euro l’anno. In termini di nuovi posti di lavoro, l’impatto occupazionale sarebbe di 2,7 milioni di posti tra permanenti e temporanei nei settori emergenti dell’energia e dell’innovazione tecnologica.

Ma per riuscire a cogliere questi vantaggi occorrono scelte coerenti per avviare già nel 2018 il rilancio delle fonti rinnovabili e lo sviluppo di nuove tecnologie, come le auto elettriche. Che Sergio Marchionne, amministratore delegato Fca ovvero il più grande gruppo automobilistico italiano, tuttavia ritiene inquinanti quanto le auto alimentate a combustibili fossili. “E’ una classica fake news, numerosi studi dimostrano il contrario” ha detto nel suo intervento durante il forum Gianni Silvestrini, direttore scientifico di QualEnergia e Kyoto Club.

Che le tecnologie rinnovabili siano diventate anche convenienti lo dimostra la Cina. Il prossimo anno, si è ricordato, la Cina da sola installerà oltre 50 giga watt di potenza da rinnovabili. E l’India è sulla falsariga. Lo fanno innanzitutto perché conviene, perché i prezzi delle tecnologie si sono notevolmente abbassati negli ultimissimi anni. Insomma la rivoluzione energetica è già iniziata in tutto il mondo e l’Italia non può perdere questa opportunità.

Decisivo il 2018.

Per l’Italia sarà il 2018 l’anno decisivo. È l’anno infatti entro il quale il nostro paese dovrà presentare, come tutti gli altri Stati membri dell’Unione Europea, il Piano nazionale clima-energia. “Sarà quello il vero piano operativo” ha detto al Forum QualEnergia il sottosegretario del Ministero dell’Ambiente, Silvia Velo. “La SEN è un buon punto di partenza, un documento strategico che indica obiettivi da raggiungere. Ma è uno strumento di orientamento. Con il Piano energia-clima si misurerà la volontà e il concreto impegno del governo sugli obiettivi al 2025 e 2030”.

Silvia Velo ha anche ricordato la mancanza in Italia di una legge sul consumo di suolo. Una legge ferma al Senato, ma centrale per il Paese. Una legge non in contrapposizione con lo sviluppo delle energie rinnovabili che anzi si potrà e dovrà fare a consumo di suolo zero, utilizzando ad esempio le aree industriali dismesse.

“La SEN vede tra i suoi principali obiettivi la competitività del Paese, la sicurezza energetica e gli obiettivi climatici” ha dichiarato il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti intervenendo alla presentazione del Weo dell’Iea all’Eni. “Non faremo fatica a cogliere gli obiettivi di Parigi, abbiamo già fatto molto. Sempre di più l’ambiente e’ diventato driver di sviluppo economico del Paese. Oggi il problema e’ come gestire la transizione, ci sono state esperienze molto positive in questi anni, stiamo mettendo in campo strategie che hanno obiettivi ambientali” ha osservato il ministro.

©2017 ClimateChange News. Riproduzione riservata

Leggi anche: top 10, dieci cose fondamentali da sapere sul cambiamento climatico

 

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alessandromacina
Journalist & TV Reporter at RAI RadioTelevisione Italiana. Founder & Publisher ClimateChange News.

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