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World soil day. La cura del Pianeta inizia dal suolo. Ma in Italia la legge è ferma da 5 anni

La cura del Pianeta inizia dal suolo, dice la Fao per il World Soil day. Ieri 5 dicembre è stata la giornata mondiale del suolo. E’ stata istituita nel 2013 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite ed ogni anno è promossa dalla Fao -l’organizzazione Onu per alimentazione e agricoltura – e da Global Soil Partnership – un’alleanza internazionale fra stati, istituzioni, centri di ricerca e ong. L’obiettivo è richiamare l’attenzione del mondo sull’importanza di un suolo sano e promuovere la gestione sostenibile delle risorse del suolo.

Una vera e propria emergenza perché i suoli sono una risorsa essenziale per la vita. Ma sempre più rara. I suoli sono sotto duplice attacco. Da una parte fattori naturali e i cambiamenti climatici. Dall’altra, un utilizzo umano scellerato di questa risorsa. Urbanizzazione diffusa e cementificazione, pratiche agricole intensive scorrette e abbandono delle terre sono le minacce umane all’ordine del giorno. In Italia l’iter legislativo della legge sul contenimento del consumo di suolo è iniziato 5 anni fa e ancora non si è concluso. La legge, approvata nel maggio del 2016 alla Camera, è da più di 500 giorni ferma in Senato. Il nostro paese, fortemente antropizzato, rimane quindi privo di una legge su questo tema.

Suolo sano: sicurezza alimentare, acqua, adattamento ai cambiamenti climatici.

Le organizzazioni internazionali e le associazioni invitano a considerare i suoli importanti tanto quanto l’aria che respiriamo o l’acqua che beviamo.

I suoli forniscono il 95 per cento del cibo del pianeta. Stoccano e assicurano acqua di qualità. Terreni sani hanno la capacità di filtrare materiali tossici, come metalli pesanti, pesticidi, sali, sedimenti e virus, impedendo loro di raggiungere livelli tossici e diventare sostanze inquinanti. La prevenzione della contaminazione del suolo rimane il modo migliore per garantire la sicurezza alimentare.

I terreni inoltre sono una riserva unica di biodiversità. Ospitano un quarto della biodiversità del pianeta, ci sono più organismi viventi in un cucchiaio di terra che individui sul Pianeta (dati Fao). I terreni assorbono Co2, sono la più grande riserva di carbonio sulla Terra. Suoli sani possono assorbire il triplo di Co2 rispetto all’atmosfera e al mondo vegetale. Un suolo sano quindi svolge una funzione essenziale nella regolazione del clima e nella mitigazione dei cambiamenti climatici. L’Ispra – Istituto Superiore per la protezione e la ricerca ambientale – ha calcolato per l’Italia che solo nei 5 anni dal 2010 al 2015, a causa del consumo di suolo, c’è stata una riduzione dello stock di carbonio nel suolo di 5 milioni di tonnellate, pari a una emissione di 18 milioni di tonnellate di Co2 in atmosfera. E’ come avere messo sulle strade 4 milioni di auto inquinanti in più, l’11 per cento del totale.

Terreni sani attenuano fenomeni idrologici violenti come le alluvioni, potendo assorbire acqua. Essendo capaci di immagazzinare grandi quantità di acqua, i suoli mitigano gli effetti delle siccità, sempre più importanti e persistenti in un clima che cambia.

Rischio globale.

Il 33 per cento dei suoli a livello mondiale è ormai degradato, ricorda la Fao. Ogni anno circa 12 milioni di ettari di suolo vengono persi a causa di siccità e desertificazione provocati dai cambiamenti climatici in atto. Più di 10 milioni di persone hanno già abbandonato le loro terre a causa di problemi ambientali come siccità, erosione del suolo, desertificazione e deforestazione. Secondo lo studio dell’ong britannica Ejf nei prossimi dieci anni cause climatiche potrebbero far spostare 20 milioni di persone solo dall’Africa sub-sahariana.

La Fao stima che, con questo tasso di distruzione del suolo, rimangano solo 60 anni residui per disporre di sufficiente suolo di buona qualità. Ma in realtà ne servirebbe molto di più. Sotto una pressione demografica inarrestabile che porterà la popolazione mondiale a 9 miliardi di individui al 2050, servirà produrre il 49 per cento di cibo in più. Con quali suoli? E’ necessaria una rivoluzione agricola e alimentare, o sfamarci tutti potrà essere fatale per la nostra stessa sopravvivenza. L’hanno appena sottoscritto 16 mila scienziati da 184 Paesi nel loro secondo avvertimento all’umanità.

Il suolo, risorsa fragile e limitata.

Il suolo non è illimitato. Al contrario, è una risorsa limitata e sempre minore. È una risorsa non rinnovabile: perché si ricrei 1 solo centimetro di suolo fertile sono necessari fino a 1000 anni. Il suolo cementificato o impermeabilizzato quindi è perso per sempre, anche per le future generazioni. Anche se venisse eliminato il cemento, quel suolo è perso.

A livello europeo la rete “People 4 Soil” – costituita da 500 tra ong, istituti di ricerca, associazioni di agricoltori e gruppi ambientalisti – ha raccolto oltre 212 mila firme per chiedere alla Commissione europea una legge comune che difenda il suolo, con principi e regole da rispettare da parte di ogni Stato membro. In Italia sono state raccolte più di 82 mila firme. L’Ue ancora non ha una legge sul consumo di suolo. Idem l’Italia.

La legge sul consumo di suolo.

Nel nostro paese il Fondo Ambiente Italiano (FAI), Legambiente e altre associazioni ambientaliste chiedono al Parlamento di approvare entro la fine della legislatura la legge per il contenimento del consumo di suolo. In questo caso, in Italia la legge ci sarebbe. Come detto nell’articolo sulle microplastiche, quella sul consumo di suolo è un’altra legge da non tradire. Il disegno di legge esiste già (leggi qui) , è stato approvato alla Camera ed è fermo da più di 500 giorni al Senato. Un iter legislativo lunghissimo, iniziato in Parlamento ben 5 anni fa. La legge affronterebbe per la prima volta questa piaga italiana.

Italia, persi 3 metri quadri di suolo al secondo.

I suoli non sono minacciati solo dai cambiamenti climatici, ma anche da un utilizzo umano scellerato di questa risorsa. E’ l’uomo che ne sta degradando “spesso in maniera irreversibile le sue insostituibili funzioni produttive, ambientali e socio culturali” si legge sul sito dell’Ispra.

Secondo l’Ispra, dagli anni Cinquanta ad oggi in Italia si sono persi oltre 23 mila km2 di suolo, quasi l’8 per cento del territorio nazionale. Equivale alla superficie di Campania, Molise e Liguria messe insieme. È come se quelle regioni fossero passate da verdi e fertili, a cementificate e improduttive. E il consumo del suolo continua al ritmo di 30 ettari al giorno. Perdiamo 3 metri quadrati al secondo. Fate voi il calcolo di quanto solo perso nel solo spazio di lettura di questo articolo. Occorre agire adesso, o finiremo l’Italia.

Sos Italia.

Il valore di suolo consumato pro-capite è più che raddoppiato, passando dai 167 metri quadrati del 1950 ai 350 mq del 2013.

Il consumo di suolo maggiore è al nord, Lombardia e Veneto su tutte. Al Sud, la situazione più grave è a Napoli e dintorni. Otto dei dieci comuni con la maggiore percentuale di suolo consumato sono nel napoletano, l’area metropolitana con la densità abitativa più alta d’Europa: a Casavatore risulta consumato il 90 per cento del suolo.

30 ettari al giorno è meno del passato, ma è un miglioramento dovuto solo al calo del settore edilizio. Lo dimostra il fatto che ad essere sotto assedio sono anche le aree vincolate, le aree protette sottoposte a vincolo paesaggistico e le coste, con +28 per cento di costruzioni.

Emergenza coste. Lo scempio costiero.

Puglia, Calabria e Sicilia sono le regioni messe peggio in termini di densità sulla prima fascia costiera con 600-700 edifici per chilometro quadrato. Ma anche sul litorale Adriatico la pressione è molto consistente.

Secondo i dati del rapporto Vista mare” di Legambiente, anticipati da Repubblica, dal 1988 al 2012 sono stati cementificati 302 km di spiagge. Perdiamo la “vista mare” al ritmo di 48 metri al giorno.

Connesso al consumo di suolo, l’atavico problema dell’abusivismo: al Sud è ancora una piaga. In Sicilia l’indice dell’abusivismo è al 56 per cento, nel 2008 era il 31. In Calabria l’abusivismo è raddoppiato in 7 anni, dal 30 al 62 per cento, mentre in Campania è al 63 per cento. Come si vede, l’abusivismo è peggiore proprio nelle aree più a rischio sismico e idrogeologico del paese.

Ma anche nelle altre regioni non va molto meglio, il 26 per cento dell’intero sviluppo costiero del paese è abusivo.

Italia, perso un quarto delle terre coltivate.

In occasione della giornata del suolo, infine, Coldiretti ha diffuso i dati riguardo l’agricoltura. In Italia negli ultimi 25 anni si è persa oltre un quarto della terra coltivata – il 28 per cento. La colpa è della cementificazione e dell’abbandono provocati da un modello di sviluppo che ha ridotto la superficie agricola utilizzabile in Italia ad appena 12,8 milioni di ettari.

“Su un territorio meno ricco e più fragile per il consumo di suolo si abbattono – sottolinea la Coldiretti – i cambiamenti climatici con le precipitazioni sempre più intense e frequenti con vere e proprie bombe d’acqua che il terreno non riesce ad assorbire”.

Italia fragile.

Un consumo di suolo come quello descritto da questi dati, è un’aggravante su di un territorio già fragilissimo dal punto di vista idrogeologico. Un suolo particolarmente esposto agli effetti dei cambiamenti climatici in atto. Come ricordato dagli ultimi dati dello studio Ecosistema a rischio di Legambiente, 7 milioni e mezzo di italiani vivono in aree a rischio. “Un’Italia sempre più fragile e insicura, incurante dell’eccessivo consumo di suolo e del problema del dissesto idrogeologico mentre i cambiamenti climatici amplificano gli effetti di frane e alluvioni”.

©2017 ClimateChange News. Riproduzione riservata

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Journalist & TV Reporter at RAI RadioTelevisione Italiana. Founder & Publisher ClimateChange News.

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