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Parigi due anni dopo, l’accordo sul clima ce la farà?

Oggi il ventesimo anniversario del Protocollo di Kyoto e la giornata internazionale della montagna, ecosistema fondamentale ma fortemente minacciato dal cambiamento climatico. Domani il summit One Planet nella capitale francese, momento globale per rilanciare l’azione climatica a due anni esatti dall’Accordo di Parigi. Durante l’Angelus domenicale, è arrivato anche un nuovo appello sul clima da parte di Papa Francesco affinché questo evento possa favorire “una chiara presa di coscienza sulla necessità di adottare decisioni realmente efficaci per contrastare i cambiamenti climatici e, nello stesso tempo, combattere la povertà e promuovere lo sviluppo umano integrale”.

Da Kyoto a Parigi.

Il Protocollo di Kyoto del 1997 è stato il primo trattato internazionale a parlare di riscaldamento globale del Pianeta e a limitare le emissioni di gas serra prodotte dalle attività umane. Per diminuirne le conseguenze, l’accordo obbliga i paesi industrializzati a ridurre le emissioni inquinanti di almeno il 5 per cento nel periodo 2008-2012 rispetto ai propri livelli del 1990.

Si arrivava a Kyoto 5 anni dopo il summit sulla Terra di Rio del 1992, considerato la data di nascita dell’azione internazionale sul clima. Il protocollo di Kyoto è entrato in vigore solo otto anni dopo, nel 2005, dopo la ratifica da parte della Russia.

L’accordo di Parigi, raggiunto alla conferenza sul clima del 2015 (COP21), è invece il risultato politico più significativo degli ultimi anni. Si tratta del primo accordo universale e giuridicamente vincolante sul cambiamento climatico. Firmando l’accordo, 197 paesi si sono impegnati ad adottare azioni per contenere il riscaldamento globale entro fine secolo ben al di sotto di 2 gradi. Puntando ad un aumento non superiore a 1,5 gradi. Valore entro il quale gli effetti dei cambiamenti climatici, seppur gravi, saranno ancora gestibili. Per questo risultato, gli Stati si impegnano a frenare volontariamente le emissioni di gas a effetto serra e a predisporre piani nazionali d’azione per il clima.

Il ruolo della Banca Mondiale, quali fondi per il clima.

L’accordo di Parigi è stato ratificato da 170 paesi, ma ora è necessario tradurre l’impegno in azioni concrete. Per l’Italia sarà decisivo il 2018, l’anno del Piano operativo energia-clima in attuazione della nuova strategia energetica nazionale.

Tema centrale dell’evento di Parigi saranno i fondi destinati alle azioni per il clima. Si tratta di determinare in che modo la finanza pubblica e privata può sostenere e accelerare l’innovazione necessaria a combattere il cambiamento climatico e a sostenere i paesi più colpiti.  Molto, o forse tutto, dipenderà quindi dal rispetto dell’impegno preso due anni fa: un finanziamento di 100 miliardi di dollari l’anno a partire dal 2020 da parte dei paesi più ricchi, a favore delle nazioni in via di sviluppo. E’ anche un problema di uguaglianza e diritti umani: il cambiamento climatico colpisce tutti, ma i più vulnerabili sono nei paesi poveri e in via di sviluppo.

Una mini Cop21.

Due anni dopo l’Accordo, a Parigi torneranno a riunirsi circa quattromila persone. Tra loro almeno una cinquantina di capi di Stato e di governo. Per l’Italia, ci sarà il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti. E governatori, sindaci, aziende, ong, fondazioni benefiche come quella di Bill Gates, personalità impegnate nella lotta ai cambiamenti climatici come Leonardo Di Caprio. Infine, rappresentati degli Stati insulari a rischio scomparsa come le Fiji.

L’iniziativa è stata lanciata da Emmanuel Macron per rilanciare l’azione sul clima dopo l’annuncio shock di Trump di inizio giugno, quando il presidente statunitense aveva dichiarato di portare gli Stati Uniti fuori dall’Accordo di Parigi, ritenuto troppo penalizzante per gli Usa.

In quel momento il presidente francese Macron riformulò lo slogan di Trump ‘Make America great again’ in chiave ecologica: ‘Make our planet great again’, invitando studiosi e ricercatori Usa a lasciare la madre patria per lavorare in Francia. Lo slogan ha avuto un impatto planetario, tanto che Parigi ha avviato, qualche giorno dopo, un omonimo sito internet .

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Stati Uniti: Trump no, Brown sì.

Gli Stati Uniti quindi non ci saranno. O meglio, per loro sarà presente un consigliere diplomatico. Ma dall’Eliseo precisano che ci saranno comunque tantissimi americani tra sindaci, fondazioni, aziende private, associazioni, governatori. A dimostrazione che parte degli Stati Uniti rimane legata agli obiettivi sul clima.

Tra gli altri, è atteso a Parigi anche il governatore della California, il democratico Jerry Brown. La California sta cercando di fronteggiare da oltre una settimana una gravissima emergenza incendi che sta devastando il Sud dello Stato. Il 2017 si conferma l’anno degli incendi più distruttivi di sempre, dopo che già a ottobre erano bruciati 300 km quadrati di territorio. Non si può negare, ha detto Brown negli scorsi giorni in un’intervista alla Cbs, il legame di questi eventi estremi con il cambiamento climatico. Il governatore della California ha criticato pubblicamente le posizioni del presidente sui cambiamenti climatici e la scelta di ritirarsi dagli accordi di Parigi, affermando che Trump sta ignorando la verità sul riscaldamento globale.

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Già alla Cop23 di Bonn, un mese fa, Brown si era schierato contro Trump e aveva annunciato che la California sarebbe andata avanti sugli obiettivi di Parigi nonostante il presidente. “La California non sta aspettando Trump”, perché “i cambiamenti climatici stanno avendo effetti ovunque. Non abbiamo il lusso di poter aspettare centinaia di anni per cambiare la nostra società, non possiamo attendere i nostri leader nazionali”.

No planet B.

Non esiste un piano B, così come non esiste Pianeta B, recita il claim del summit mondiale di Parigi. Eppure, a livello nazionale, non si sta ancora facendo abbastanza per limitare gli effetti dei cambiamenti climatici. L’allarme l’ha lanciato l’Unep – l’agenzia Onu per l’ambiente – alla vigilia della Cop23 di Bonn di un mese fa. Non solo perché il maggior produttore di anidride carbonica della storia – gli Stati Uniti – ha annunciato a giugno di voler uscire da Parigi e rinegoziare l’accordo. Ma perché a livello globale servono misure urgenti. Bisogna fare molto di più e bisogna farlo adesso. Piccoli o lenti cambiamenti non saranno sufficienti. Allo stato attuale – dice l’Unep – gli impegni nazionali consentiranno solo un terzo della riduzione delle emissioni necessaria entro il 2030 per soddisfare gli obiettivi climatici. Per come stanno le cose è probabile un aumento della temperatura di almeno 3 gradi centigradi entro fine secolo, con impatti climatici devastanti.

Durante i lavori della Cop23 era diventato virale l’avvertimento all’umanità sottoscritto da oltre 16 mila scienziati di 184 paesi. E’ stato il maggior numero di scienziati di sempre ad aver firmato e supportato formalmente una pubblicazione scientifica. Si tratta del “Secondo avvertimento all’umanità” redatto dall’Union of Concerned Scientists, a 25 anni di distanza dal primo del 1992 lanciato dal premio Nobel per la fisica Henry Kendall. Si sono persi 25 anni, hanno detto gli scienziati, che hanno registrato un peggioramento in 8 delle 9 aree indicate nel 1992 sulle quali era necessario intervenire. Basti pensare al record di concentrazione di CO2 nell’atmosfera, che ha stabilmente superato le 400 parti per milione, un valore mai raggiunto prima in 800 mila anni.

Ogni anno continuiamo a divorare 1,7 pianeti. Significa che il Pianeta ha bisogno di venti mesi per rigenerare quello che noi consumiamo in dodici. Senza contare che molte delle risorse che utilizziamo non sono rinnovabili. Quest’anno il 2 agosto – sempre prima – abbiamo finito le risorse del Pianeta. Si chiama “Earth overshoot day”. Il 2 agosto è il giorno oltre il quale abbiamo iniziato a consumare un secondo pianeta, che evidentemente non esiste.

Bisogna agire e bisogna farlo ora, o mai più, hanno concluso gli scienziati. “Presto sarà troppo tardi per cambiare rotta e il tempo a disposizione sta per finire. Bisogna lavorare insieme, solo così possiamo fare grandi progressi nell’interesse dell’umanità e del pianeta da cui dipendiamo”.

©2017 ClimateChange News. Riproduzione riservata

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Journalist & TV Reporter at RAI RadioTelevisione Italiana. Founder & Publisher ClimateChange News.

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