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Cambiamento climatico, l’estate dei record

La rivista Internazionale ci ha fatto la copertina, portando in evidenza un articolo pubblicato ad agosto dal settimanale inglese The Economist. Dal titolo: “il mondo sta perdendo la battaglia contro il cambiamento climatico”.

L’Economist inizia con un elenco delle anomalie climatiche dell’estate appena trascorsa. Estate non ancora terminata, a dir la verità, come sappiamo bene in tutta Europa a causa di una nuova ondata di calore lunga quasi quanto l’intero mese di settembre. A Parigi ieri il termometro ha toccato i 29 gradi. E’ l’ottantottesimo giorno dall’inizio dell’anno in cui nella capitale francese si superano i 25 gradi. Un nuovo record, segnala Meteo France.

L’articolo dell’Economist inizia con una sentenza: la Terra brucia. Letteralmente, sta fumando: “Earth is smouldering”. Da qui, il titolo di copertina di Internazionale: “l’estate in cui il clima cambiò”.

Questa del 2018 è l’estate in cui ci siamo accorti che il clima è cambiato. E’ un’evidenza, oggi, perché gli effetti dei cambiamenti climatici non sono più lontani da noi. Non riguardano più solo i paesi poveri dell’Africa e dell’Asia. Li abbiamo visti in Nord America, in Giappone, in tutta Europa: davanti ai nostri occhi. E si sa, le cose si vedono meglio quando ci toccano, quando accadono nel giardino di casa nostra.

 

 

 

Incendi sopra il Circolo polare artico.

“Da Seattle alla Siberia, questa estate, le fiamme hanno distrutto intere regioni dell’emisfero settentrionale. Uno dei 18 incendi che hanno attraversato la California, tra i peggiori nella storia dello stato, ha generato tanto calore da creare un particolare microclima” – riporta The Economist.

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Gli incendi che hanno devastato le coste della Grecia nei pressi di Atene hanno ucciso 98 persone: “una tragedia nazionale” ha dichiarato nelle scorse settimane il primo ministro greco Alexis Tsipras.

In Svezia, normalmente ci sono in media 3 incendi all’anno. Solo quest’estate, ce ne sono stati più di 50. Così tanti che la Svezia, considerata all’unanimità uno dei Paesi più ricchi e più efficienti al mondo, ha dovuto chiedere aiuto internazionale per far fronte ad un’emergenza di tale portata. Dodici di questi roghi sono divampati persino sopra il circolo polare Artico. Qualcosa del tutto eccezionale per una regione abituata, anche in estate, a climi freschi. E invece l’ondata di calore che ha colpito i Paesi Scandinavi ha portato picchi di temperatura anche superiori a 33-34 gradi. Le alte temperature, sommate ad un lungo periodo di siccità, hanno creato le condizioni perfette per il divampare di enormi incendi.

Caldo record in tutti i continenti.

Questa estate, le ondate di calore hanno colpito tutte le latitudini. Quella di inizio luglio 2018 è stata una settimana del tutto particolare, in cui in tutti e 4 i continenti dell’emisfero settentrionale si sono registrati record storici di caldo e picchi di temperatura mai misurati.

Come ricorda il Washington Post, “nessun singolo record, da solo, può essere attribuito al riscaldamento globale”. Ma presi tutti insieme, questi record di calore sono del tutto coerenti con il tipo di estremi di temperatura che gli scienziati si aspettano di vedere aumentare sempre di più, in un mondo più caldo.

Europa. Della Scandinavia, abbiamo già detto. Anche nella Siberia settentrionale, lungo la costa dell’Oceano Artico, le temperature sono salite di 40 gradi sopra la media il 5 luglio. Il Regno Unito ha vissuto una delle estati più calde e siccitose della storia. In Scozia, Glasgow ha registrato a inizio luglio il suo giorno più caldo, raggiungendo i 31,9 gradi centigradi. In Irlanda, il 28 giugno, sono stati toccati i 32 gradi a Shannon, il suo record storico. Nell’Irlanda del Nord, lo stesso giorno, anche Belfast ha avuto il suo record di tutti i tempi con 29,5 gradi.

Africa ed Eurasia. Negli stessi giorni, il Nord Africa ha verificato le temperature più calde mai misurate. A Ouargla, in Algeria, il termometro è salito a 51,3 gradi Celsius. Picchi di calore inediti sono stati misurati anche in Iran, nella località di Omidiyeh, dove sono stati toccati i 48 gradi. Mentre in altre località iraniane, la temperatura percepita dagli abitanti è stata superiore ai 56 gradi, come anche a Doha in Qatar (51 gradi).

Nord America. Nel mese di luglio, una forte ondata di caldo ha investito il Canada. Il 2 luglio Montreal ha registrato la temperatura record di 36,6°C. Almeno 70 morti nella provincia del Québec possono essere collegati al caldo e all’umidità record di quei giorni. Negli Stati Uniti, le ondate di calore si sono estese su due terzi del territorio. Un eccezionale periodo di caldo a Dallas-Fort Worth ha portato 4 giorni consecutivi di massime record di 42-43°C. Il mese di luglio ha visto più di 40 record di caldo stabiliti nei soli Stati Uniti.

Giappone. Il nuovo clima si è manifestato in tutta la sua intensità, con violentissimi fenomeni estremi, in particolare sul Giappone. Circa 125 sono morti a causa di un’ondata di calore che ha spinto per la prima volta le temperature a Tokyo e in altre località del paese sopra i 40° C. Pochi giorni prima, il sud del Giappone era stato colpito da una devastante alluvione che ha ucciso oltre 200 persone.

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Precipitazioni estreme.

L’impatto del cambiamento climatico è misurabile anche nei violenti tifoni ed uragani delle ultime settimane. Le precipitazioni di Florence, l’uragano che si è abbattuto sul North Carolina, sono state rese più intense dalle calde acque dell’oceano che ha incontrato lungo il suo percorso. Pur venendo declassato da uragano di categoria 4 e nonostante l’allerta diramata da giorni, Florence ha lasciato sugli Stati Uniti la sua sua lunga scia di devastazione e morti, almeno 23.

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Secondo uno studio scientifico riportato dal Guardian, il cambiamento climatico ha caricato l’uragano Florence del 50% in più di pioggia. Lo studio scientifico rileva anche che il diametro della tempesta che si è abbattuta sulla costa orientale degli Stati Uniti è diventato di 50 miglia più ampio a causa del riscaldamento del pianeta.

In un altro articolo pubblicato sul  Guardian, lo scienziato del clima Usa Michael Mann, ha ricordato il ruolo svolto dai cambiamenti climatici nell’amplificare le caratteristiche distruttive di queste tempeste, come già successo un anno fa con la peggiore stagione degli uragani di sempre sull’Atlantico (Harvey, Irma, Maria). Anche la stagione degli uragani del 2018, inizialmente preannunciata come tranquilla, è improvvisamente esplosa. Ondate di calore oceaniche (analoghe a quelle terrestri) e maggiore umidità nell’atmosfera, associate all’aumento del livello del mare sono solo tre dei motivi che chiamano in causa il cambiamento climatico.

All’altro capo del mondo, il tifone Mangkhut – la tempesta più potente del mondo dall’inizio dell’anno,  con venti oltre i 200 km orari – negli stessi giorni ha scaricato la sua violenza sulle Filippine (decine di morti) e su Hong Kong. Arrivando fino in Cina, dove nel Sud del paese più di tre milioni di persone sono state state costrette a lasciare le loro case nella provincia di Guangdong, la più popolosa del paese, e ad essere trasferite in zone più sicure.

L’immagine dell’anomala quantità di uragani in azione tutti insieme, ha lasciato di stucco anche i commentatori più esperti.

 

2018 quarto anno più caldo mai misurato.

Calamità come quelle che abbiamo elencato, una volta considerate eccezionali, sono ormai all’ordine del giorno. Gli eventi estremi, e gli estremi di temperatura, sono considerati dagli scienziati un indicatore dei cambiamenti climatici. E sono in aumento anche alle latitudine temperate. Gli scienziati ci stanno avvertendo da almeno due decenni che, con il procedere del riscaldamento del pianeta (già oggi più caldo di circa 1° C rispetto all’età preindustriale), il clima sarebbe impazzito. Con effetti sempre più imprevedibili e catastrofici.

La concomitanza di eventi estremi vissuta questa estate, che oggi ci sembra eccezionale, potrebbe diventare la normalità, secondo gli scienziati. Quest’anno potrebbe essere stato semplicemente un antipasto, un avvertimento, di quello che ci aspetta in futuro senza un’immediata azione di contrasto al cambiamento climatico.

Secondo una prima analisi – riporta The Economist – “la probabilità che in Europa si verificasse un’estate così soffocante, sarebbe stata del 50 per cento inferiore senza il riscaldamento globale indotto dall’uomo”.

Il 2018 sta confermando il trend di riscaldamento del Pianeta e si avvia a diventare il quarto anno più caldo dal 1880, aggiungendosi al triennio record 2015-2017. Quando invertiremo la tendenza?

 

©2018 ClimateChange News

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Journalist & TV Reporter at RAI RadioTelevisione Italiana. Founder & Publisher ClimateChange News.

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