Breaking News
Home / Clima / Climate change è la nostra allerta meteo quotidiana

Climate change è la nostra allerta meteo quotidiana

Non staremo qui a fare l’elenco degli ultimi disastri meteo. Qui daremo altri dati.
Mentre scrivo, 10 ottobre, si parla della Sardegna, dove in poche ore è caduta la pioggia di 4 mesi. Di Maiorca, conosciuta per il sole e il turismo, da cui invece è arrivata l’immagine simbolo del fuoriclasse del tennis Nadal che spala fango e ospita sfollati, di fronte alla situazione tragica dell’isola su cui è nato. E si parla dell’ennesimo uragano di alta categoria sulla Florida, che questa volta si chiama Michael ed è stato definito il più potente degli ultimi 25 anni.
Solo tre settimane fa parlavamo invece di Florence e di altri 8 uragani in azione contemporaneamente sul Pianeta. Un’anomalia che aveva stupito anche i commentatori meteo più esperti, negli Stati Uniti.

Non chiamatelo maltempo. Eventi estremi in Italia.

Pochi giorni fa in Italia si parlava della Calabria. E di Catania, dove un fiume d’acqua aveva invaso il centro storico e la centralissima via Etnea. Domani probabilmente parleremo della Liguria. E sempre più frequentemente, la cronaca di porterà a parlare di nuovi eventi meteo estremi, cioè di intensità eccezionale. Quantità di pioggia di mesi che cadono in poche ore.
Aggiornamento: quello che è successo dal 30 ottobre in Veneto e Trentino Alto Adige, sulle Dolomiti del Bellunese e poche ore più tardi in Sicilia conferma – ahimè – la nostra tesi. 30 vittime, un numero inaccettabile. E danni economici per miliardi di euro, l’equivalente di una piccola manovra economica. Senza contare il danno paesaggistico inferto a un patrimonio dell’umanità come le Dolomiti, i cui boschi ci metteranno secoli per riformarsi. Ecosistemi fondamentali e perduti per almeno 100 anni.
Allo stesso modo, ciclicamente la cronaca ci parlerà di ondate di calore sempre più lunghe e intense durante le estati, che mettono a rischio la salute della popolazione più vulnerabile.
Ma come promesso non staremo qui a fare l’elenco dei disastri e la conta dei danni. Qui daremo altri dati.

Italia più calda.

Su tutta Italia abbiamo temperature di 7-8 gradi superiori alla media. La coda dell’estate è sempre più lunga. Ieri a Milano la temperatura minima è stata di 17 gradi, dovrebbe essere invece la massima, in questo periodo. A metà ottobre, il caldo afoso serale riempie ancora le nostre città di zanzare. Secondo i dati dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del CNR, i primi 9 mesi del 2018 sono stati i più caldi mai misurati dal 1800. Bisognerà aspettare gli ultimi mesi per poter dire se questo è l’anno più bollente di sempre sull’Italia, ma il trend è chiaro. I dati dicono che l’Italia in un secolo si è riscaldata più della media globale, vuol dire ben più di 1 grado. Idem per Germania e Francia, riporta l’Organizzazione meteo mondiale, che stanno sperimentando il loro anno più caldo degli ultimi due secoli.
Anche le acque di superficie del mare sono eccezionalmente calde. Il Mediterraneo è uno dei mari che si sta riscaldando di più e questa estate sono stati toccati dei record di calore delle acque superficiali, in particolare nell’Adriatico. Mediterraneo che per la particolare posizione geografica è unanimemente considerato dalla scienza un hotspot dei cambiamenti climatici, cioè una zona particolarmente sensibile agli impatti.

Mari più caldi.

A livello globale, più del 90% del riscaldamento del Pianeta negli ultimi 50 anni ha riguardato mari e oceani. Acque più calde vuol dire precipitazioni più intense: alluvioni, uragani caricati di pioggia dal cambiamento climatico. Studi scientifici hanno dimostrato che acque dell’oceano più calde sono responsabili di almeno un +15% di pioggia di uragani come Harvey del 2017.
La scienza ci dice che il cambiamento climatico puó aumentare non solo la frequenza ma anche l’intensità degli eventi meteo estremi.
Il fisico del clima CNR Antonello Pasini, nella puntata di PresaDiretta “Caldo Artico” mi ha spiegato il meccanismo di innesco dei fenomeni intensi: “il clima non fa altro che rispondere alle leggi della termodinamica. Le acque calde danno vapore acqueo ed energia all’atmosfera. L’energia incamerata va scaricata in qualche modo, e lo fa violentemente sul territorio.”

Fenomeni violenti nel Mediterraneo.

Con un’importante ricerca pubblicata su Scientific Reports, Pasini e colleghi hanno dimostrato che la causa per cui si formano tornado nel Mediterraneo – fenomeno anomalo alle nostre latitudini – è la temperatura del mare più alta. In particolare, i ricercatori hanno ricostruito l’andamento del tornado che nel 2012 ha investito Taranto causando un morto e 60 milioni di euro di danni. “Abbiamo scoperto che la temperatura del Mar Ionio era più alta di circa 1 grado della media climatologia del periodo” continua Pasini. “Abbiamo quindi fatto un esperimento numerico. Abbiamo abbassato la temperatura del mare di mezzo grado, poi un grado. E l’abbiamo anche aumentata di mezzo grado e un grado. Con 1 grado in meno, cioè con la temperatura normale del mare, il tornado non si sarebbe sviluppato“.
Con 1 grado in più invece – temperatura della superficie del mare molto probabile entro pochi anni – si è visto che il tornado non aumenta gradualmente, ma esplode: “sarebbe stato molto più violento sia in precipitazione, sia in vento, quindi come distruzione”. Come a dire che nel nostro Paese siamo vicini alla soglia di innesco di fenomeni meteo violenti. Il 2018 è l’anno del primo uragano sul Mediterraneo, chiamato “Medicane” dalla crasi tra “Mediterranean” e “Hurricane”.

Bombe d’acqua.

Le cosiddette “bombe d’acqua” sono un fenomeno entrato di recente nel linguaggio comune. Una metafora con cui spiegare precipitazioni di intensità estrema, molto localizzate geograficamente. E’ quello che nel lessico internazionale viene chiamato, altrettanto efficacemente, “flash floods“: alluvioni improvvise.
Il termine “bomba d’acqua”, usato sulle prime pagine di oggi per ciò che è successo in Sardegna, era stato utilizzato giornalisticamente per la prima volta per raccontare la terribile alluvione delle Cinque Terre e di Genova del 2011. 550 mm di pioggia caduti in poche ore. E anche in quel caso, c’entra il riscaldamento del Mediterraneo: “nell’episodio del 2011 sembra che la temperatura del mare fosse più calda addirittura di +3 gradi – aggiunge Pasini – E’ chiaro che anche lì c’è lo zampino climatico. Sappiamo tutti che Genova è una città estremamente critica. Abbiamo fatto cose che non avremmo dovuto fare, abbiamo tombato dei torrenti. Ma se a questo si aggiungono temperature del mare più alte, si crea un rischio idrogeologico estremamente più forte“.

Eventi eccezionali?

Perché continuare a parlare di piogge eccezionali, se condizioni eccezionali si ripetono sempre più frequentemente? Certo, sono eccezionali nell’intensità, non c’è dubbio: portano molta più pioggia che in media. Quantità equivalenti a mesi di precipitazioni, cadono in poche ore.
Un fenomeno che accadeva ogni tanto, e oggi invece osserviamo in maniera frequente e con regolarità, è corretto considerarlo ancora eccezionale?
Non si può continuare a passare di emergenza in emergenza, da un’allerta meteo all’altra. E fare la conta dei danni, a posteriori. Già oggi, i danni da eventi meteo estremi in Italia sono stimati essere dai 6 ai 10 miliardi di euro all’anno. Gli eventi estremi sono in aumento alle latitudini temperate e sono un chiaro indicatore dei cambiamenti climatici in atto. Diventano sempre più costosi, in termini di danni e di perdite di vite umane, perché il nostro è un territorio già fragilissimo. Lo sappiamo, praticamente tutta la Penisola è a rischio sismico e/o idrogeologico. E, come se non bastasse, abbiamo ricoperto il nostro territorio di cemento e abusi edilizi. E non l’abbiamo curato.

Rischio idrogeologico in Italia.

L’edizione 2018 del Rapporto sul dissesto idrogeologico in Italia realizzato dall’Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, ci ricorda che un quinto del nostro territorio è mappato nelle classi a maggiore pericolosità per frane e alluvioni. 7 milioni e mezzo di cittadini vivono o lavorano in aree a rischio. Sono 9 le regioni con il 100 per cento di comuni a rischio idrogeologico. Complessivamente il 47 per cento della Penisola è a rischio idrogeologico.
Il 4 per cento circa degli edifici italiani (oltre 550 mila) si trova in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata. Sono più di 600 mila le frane sul nostro territorio, un record europeo. Secondo dati Ispra-Cnr c’è una frana ogni 45 minuti. Causano 7 morti al mese.  (scarica qui la sintesi del rapporto e le mappe)

La mappa del rischio climatico in Italia.

Gli impatti dei cambiamenti climatici sono già qui, e ora. Il clima è cambiato, e l’Italia si è fatta trovare impreparata. Legambiente ha realizzato uno studio sugli impatti dei cambiamenti climatici che stanno trasformando l’Italia e ha redatto una mappa del rischio climatico. Si trova sul sito cittaclima.it 
Dal 2010 ad oggi sono più di 200 i comuni italiani colpiti da 390 fenomeni meteorologici estremi, 115 i casi di danni a infrastrutture da piogge intense, 157 le persone vittime di maltempo. Il 2017 è l’anno più caldo di sempre dopo il 2016 e segnato da siccità e ondate di calore. Quest’ultime, tra il 2005 e il 2016, in 23 città italiane, hanno causato 23880 morti. I dati, ovviamente, sono in divenire e destinati ad aumentare. “Il clima è già cambiato. La messa in sicurezza delle aree urbane deve essere la priorità degli interventi climatici. Servono nuove politiche per le città e un regolamento nazionale per l’adattamento climatico, se vogliamo ridurre i pericoli per le persone e evitare crisi idriche”, conclude Legambiente.

Nazioni Unite.

L’ufficio per la riduzione del rischio da disastri delle Nazioni Unite – UNISDR – ha anticipato alcuni dei risultati del rapporto che verrà presentato il 13 ottobre (guarda qui). Il 91 per cento dei 7.255 eventi dal 1998 al 2017 sono da considerarsi disastri climatici. Le condizioni meteo estremi hanno comportato danni economici per 3 trilioni di dollari. Il 94 per cento delle persone colpite da eventi estremi hanno subito alluvioni, tempeste o siccità. E questi sono i costi solo degli ultimi 20 anni, in un mondo che si è riscaldato finora di +1°C in un secolo.
È evidente che questa va considerata come la nuova realtà. Dobbiamo accettarla e agire di conseguenza. L’azione sul clima non può aspettare, ce l’ha appena ricordato il rapporto speciale dell’Ipcc (vedi qui).
È tutto davanti ai nostri occhi. L’allerta meteo si chiama climatechange: temperature più alte della media, acque marine più calde e precipitazioni sempre più intense sono elementi legati tra di loro e stanno amplificando il rischio idrogeologico, già altissimo, del nostro territorio mal tenuto.
©2018 ClimateChange News

About alessandromacina

alessandromacina
Journalist & TV Reporter at RAI RadioTelevisione Italiana. Founder & Publisher ClimateChange News.

Check Also

Reportage da Oslo, la città senza auto.

Oslo è la prima capitale al mondo che ha deciso di liberarsi del tutto dalle …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *