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California in fiamme, emergenza a Los Angeles. Perché parlare di cambiamento climatico

Nel sud della California sono bruciati oltre 120 mila ettari di territorio, centinaia di case ed edifici sono stati distrutti e più di 200 mila persone costrette a lasciare le proprie case. Anche a Los Angeles è stato dichiarato lo stato d’emergenza. E il fuoco, da martedì scorso, continua ad avanzare. Siamo alla seconda settimana. Le fiamme sono entrate anche nel cuore della città di Los Angeles, dopo aver colpito il noto quartiere residenziale di Bel Air. Sulle colline di Hollywood, negli scorsi giorni, è stato precauzionalmente chiuso anche il museo Getty. Gli sfollati aumentano ogni giorno e sono oltre 230 mila. 90 mila le persone senza energia elettrica. E 600 mila gli studenti che sono rimasti a casa perché gli incendi hanno imposto la chiusura delle scuole.

I primi incendi si sono sviluppati nella notte di lunedì scorso 4 dicembre nella contea di Ventura, in California, e sono immediatamente sfuggiti al controllo. Altri tre grandi incendi si sono successivamente sviluppati vicino Los Angeles, San Bernardino e Santa Clarita. Segui gli aggiornamenti sulla stampa Usa. Guarda il video aereo della Cnn sopra Los Angeles in fiamme.

Gli incendi, scrive la Cnn online, coprono 700 chilometri quadrati. Complessivamente, si tratta di un’area maggiore di New York City e Boston messe insieme.

Ancora incendi in California dunque, nell’anno che già ad ottobre aveva fatto registrare i peggiori incendi nella storia dello stato americano. Allora erano andati persi 300 chilometri quadrati di terre preziosissime e fertili, considerate il Chianti-shire californiano, famose per la produzione di vini.

Il Golden State è afflitto da una siccità eccezionale che dura da un decennio e coincide con gli anni più caldi di sempre secondo le misurazioni Nasa, concentrati dal 2001 ad oggi. La combinazione con i venti stagionali e particolari condizioni di umidità, uniti a incuria del territorio, creano – come lo scorso ottobre – un cocktail favorevole a grandi incendi. Anche in questo caso si parla di forti venti fino a 120 km all’ora e temperature sopra la media.

Perché non si può non parlare di cambiamento climatico

La siccità-record è oggetto di studi da parte delle università californiane e dei principali centri di ricerca statunitensi, per i quali il verdetto è unanime: si tratta di un fenomeno legato al cambiamento climatico.

Come spiegano le Nazioni Unite, anche se non tutti gli eventi estremi sono direttamente imputabili al cambiamento climatico, non c’è dubbio che concentrazioni maggiori di CO2 in atmosfera causano temperature medie globali in aumento. Il riscaldamento globale a sua volta implica una vegetazione più secca e quindi il rischio di una stagione degli incendi sempre più lunga e più intensa. Quello che cambia è infatti l’intensità dei fenomeni.

“Questo sembra il tipo di anno che potrebbe verificarsi sempre più spesso in futuro“, ha detto al New York Times A. Park Williams, scienziato del clima presso l’Osservatorio della Terra Lamont-Doherty a Palisades, New York.

La comunità scientifica mondiale è d’accordo, ci dobbiamo aspettare eventi sempre più estremi, frequenti, imprevedibili nell’intensità. Gli eventi meteo estremi sono aumentati in tutti i continenti in particolare dagli anni Ottanta. Dal 1970 al 2012 ci sono stati 8.835 disastri legati al clima, il 40 per cento di essi hanno avuto luogo tra il 2001 e il 2010 (fonte: Ejf).

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Journalist & TV Reporter at RAI RadioTelevisione Italiana. Founder & Publisher ClimateChange News.

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