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Polar bear day. L’Artico è casa di tutti. Dopo l’orso polare, tocca a noi?

Il 26 febbraio è il #PolarBearDay, giornata mondiale dedicata alla protezione di questo animale. Mai come oggi va tuttavia ricordato che perdere l’Artico non è un problema solo dell’orso polare. Lo è per tutti noi.

Il problema della sua casa, del suo habitat – cioè l’Artico – è qualcosa che dispiace a tutti noi, perlomeno la maggioranza, o quantomeno quelli più sensibili all’ambiente. Ma resta il fatto – pensiamo – che è comunque qualcosa che sta accadendo in un luogo remoto del mondo. Rimane comunque qualcosa lontano da noi, e riguarda la sopravvivenza di un animale che intenerisce e di cui possiamo fare ben poco altro che condividere sulle bacheche dei nostri social. Ma è un grande errore.

Rischio estinzione.

Sul fatto che questo animale sia veramente a rischio, non ci sono dubbi. L’allarme è stato ribadito dal Wwf proprio in occasione di questo Polar Bear Day. Entro il 2050 avremmo perso per sempre il 30 per cento degli Orsi Polari attualmente esistenti. I cambiamenti climatici stanno letteralmente distruggendo l’habitat di questo animale, la sua casa.

A gennaio l’estensione del ghiaccio marino in Artico è stata del 10 per cento inferiore alle stesse rilevazioni degli anni passati, secondo i dati del  National Snow and Ice Data Center (NSIDC). E’ tantissimo, significa 1,36 milioni di chilometri quadrati sotto la media delle rilevazioni 1981-2010. E il mese di febbraio sta toccando nuovi minimi storici.

Ultimi dati diffusi dal Norway Ice Service parlano di oltre 222 mila km2 di ghiaccio marino in meno nelle isole Svalbard – cuore dell’Artico norvegese – rispetto alla media del periodo. Si tratta del record negativo degli ultimi 40 anni.

Tutto questo sta accadendo nel pieno dell’inverno artico, nei mesi senza sole. E’ il momento che al contrario dovrebbe essere di massima estensione dei ghiacci polari.

La sesta estinzione.

L’estinzione dell’orso polare quindi non solo è un esempio evidente, un marchio globale, del riscaldamento  del Pianeta. E’ anche testimonianza di un altro pesante impatto umano, quello che ha innescato la sesta estinzione di massa delle specie a causa della distruzione degli habitat naturali. Una complessiva perdita di biodiversità che gli scienziati stimano potrà toccare il 50 per cento delle specie viventi al 2100. E’ la dimostrazione che noi uomini siamo una forza geologica, in grado di modellare e modificare – in peggio – gli equilibri del Pianeta. Non a caso la scienza ha coniato il termine Antropocene per descrivere l’era in cui siamo inseriti, quella in cui appunto l’uomo con le sue attività sta cambiando il volto del Pianeta. Con una rapidità inaudita, poco più di un secolo: un granellino di sabbia nella storia geologica della Terra.

Ma torniamo all’incipit di questo articolo.

Un Artico caldo – la “nuova normalità” della regione polare come è stata definita dai ricercatori americani del Noaa – non è un problema solo per l’orso polare. Lo è per tutti noi. Anche nostro, persone che vivono in Italia e a medie latitudini. Latitudini temperate, dove pochi cm di neve sono un evento eccezionale.

Perché il ghiaccio Artico è importante per noi.

L’Artico è considerato il “luogo-sentinella” del clima, l’evidenza più immediata del riscaldamento globale. Luogo particolarmente sensibile al cambio del clima, sta soffrendo più di tutti: l’Artico si sta riscaldando più velocemente del resto del Pianeta. Come una sorta di campanello d’allarme, anticipa ciò che avverrà nei prossimi decenni anche alle medie latitudini. E permette ai ricercatori di studiarlo. Non solo.

Quel che avviene lì ha ripercussioni in tutto il mondo: l’Artico infatti è sempre stato considerato il condizionatore o refrigeratore del pianeta. In particolare, del clima dell’emisfero Nord. Quello in cui ci troviamo noi. Ma la sua fondamentale funzione di regolazione climatica sta venendo meno. Il vortice polare che tiene l’aria fredda in Artico, a causa del surriscaldamento dell’atmosfera, si sta indebolendo. L’Artico che in passato ci ha protetto dall’impatto degli eventi estremi, sta scomparendo.

La porta del frigorifero è stata lasciata aperta” ha detto Jeremy Mathis – capo del programma di ricerca artica dell’agenzia federale americana NOAAalla presentazione del Rapporto Artico 2017. Ha anche detto “quello che sta succedendo in Artico non ha precedenti in 1.500 anni, la velocità dei cambiamenti non ha precedenti in tutta la storia umana”

Cosa succede a un pianeta che perde il suo regolatore climatico.

Immaginate di stare senza condizionatore in casa, quando le temperature esterne salgono. E’ quello che sta succedendo in Artico. La temperatura dell’atmosfera sta crescendo senza sosta. La regione Artica particolarmente fragile si sta scaldando, dicono tutti i dati ufficiali, a più del doppio della velocità del resto del globo. Significa che l’Artico ogni anno inizia a sciogliersi prima. E questo comporta che oltre al ghiaccio annuale, lo scioglimento attacca il ghiaccio antico – quello pluriennale – formatosi in centinai di anni. Che l’inverno successivo non si riforma più. E’ uno di quelli che gli scienziati chiamano feedback: una reazione a catena, fattori che accelerano il riscaldamento Artico e dell’intero pianeta.

Ora immaginate anche di lasciare la porta del frigorifero aperta. Cosa succede agli alimenti che ci stavate conservando? Vanno a male, innescando strane e poco piacevoli reazioni chimico-fisiche. Allo stesso modo, quello che succede in Artico non rimane in Artico. Ma condiziona il clima delle latitudini più temperate, le nostre. E ci espone sempre più frequentemente a eventi estremi ed estremi di temperatura: l’aria polare, come è successo in questi giorni con la tempesta Burian, può superare il vortice polare e arrivare fino a noi.

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alessandromacina
Journalist & TV Reporter at RAI RadioTelevisione Italiana. Founder & Publisher ClimateChange News.

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