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Reportage da Oslo, la città senza auto.

Oslo è la prima capitale al mondo che ha deciso di liberarsi del tutto dalle auto. Le città hanno un peso sempre più importante nell’azione sul clima: lì si concentra la metà della popolazione mondiale, che salirà al 70 per cento a metà secolo. E nelle città vengono prodotti i tre quarti delle emissioni climalteranti. Proprio per questo grande impatto, le città oltre che causa del problema possono essere la soluzione. Adottando politiche persino più radicali e avanzate dei singoli Stati, come fossero un laboratorio.

Guarda il reportage su raiPlay: https://www.raiplay.it/video/2019/10/oslo-la-prima-capitale-al-mondo-senza-macchine—30092019–f3a6cef5-6528-4c30-9b02-dfc41d4c006e.html

Capitale verde.

E’ una bellissima città Oslo, dove la natura è molto presente, circondata com’è dalle foreste e adagiata sul fiordo. Ma è anche una grande e moderna capitale europea con 600 mila abitanti, molti turisti, non una piccola città. Una capitale in cui il 70 per cento delle emissioni della città provenivano dal traffico e 200 mila abitanti erano potenzialmente a rischio per l’aria inquinata. Un cittadino su tre. Un’aria sporca al punto da costringere il Comune a istituire “blocchi del traffico” per diversi giorni in inverno. Questo fino a pochi anni fa. Oggi le persone a rischio aria inquinata sono meno di 10 mila. E in centro ci si sposta solo a piedi, con i mezzi pubblici o con nuove forme di micromobilità elettrica come bici e monopattini. La città ha preso sul serio la sfida del clima. E grazie ai risultati e alle politiche ambientali intraprese, è stata nominata Capitale Verde Europea 2019.

Come ridisegnare una capitale a emissioni zero.

Oslo vuole essere a emissioni zero al 2030. Per farlo, ha preso di petto la principale fonte di inquinamento: il traffico, le auto. L’annuncio “zero auto in centro entro il 2019” era stato accolto anche da lamentele e proteste, circa tre anni fa. Oggi questo disegno è realtà. Quasi tutto il centro città è già stato chiuso alle auto. Complessivamente è stata ridisegnata un’area di 1,3 km quadrati. E sono stati rimossi dalle strade quasi 800 posti auto per fare spazio ai pedoni, al verde pubblico e alla nuova idea di mobilità.

“In tutte le nuove strade abbiamo una nuova pavimentazione. Abbiamo allargato i marciapiedi che ora possono occupare i due terzi della strada. E al centro, ci sono le piste ciclabili. Laddove c’erano posti auto abbiamo installato nuove panchine, perché ci siamo resi conto che Oslo aveva delle pessime panchine pubbliche e che ti potevi sedere comodamente solo nei bar, a pagamento” mi dice Sigurd Oland Nedrelid, responsabile comunicazione del programma Oslo car-free. “Abbiamo due tipi di nuove strade: zone pedonali completamente chiuse al traffico, e strade commerciali in cui consentiamo anche il rifornimento dei negozi e dove abbiamo lasciato alcuni parcheggi per anziani e disabili. E’ una nuova idea di vivibilità del centro città. Lo facciamo per una ragione ambientale, ma soprattutto per le persone. Le strade e la città appartengono a loro, non alle auto!”

Oslo e le altre città senza auto.

Ci sono voluti quasi quattro anni di progettazione e di confronto con le parti coinvolte, scontentando anche qualcuno. Ma i risultati sono sotto gli occhi di tutti: “Ci dicevano che avremmo ucciso il commercio. E che i negozi avrebbero chiuso uno dopo l’altro. E’ tutto il contrario, solo quest’anno abbiamo già avuto 400 mila pedoni in più e in centro il commercio è aumentato!” mi dice Sirin Stav, Assessore ai trasporti del Comune di Oslo, del partito dei Verdi, l’anima politica di questa trasformazione della città.  “Rifare le strade ha un costo, ma ce lo ripaghiamo tutto risparmiando sulla spesa sanitaria, tornando a respirare aria pulita. Non è un problema economico, è solo questione di volontà politica. E’ una tendenza globale ormai quella di limitare l’uso dell’auto. Lo sta facendo anche Parigi della Sindaca Anne Hidalgo, New York lo fa da un po’. E recentemente anche Madrid ha deciso di farlo – continua Sirin Stav. La nostra idea è di continuare a ridurre il traffico e creare spazio per le persone. Come a Barcellona con i superblocks, vogliamo creare altri quartieri senza auto, lasciando alle macchine solo le strade intorno, in cui circolare. E via via allargare questo piano a tutta la città. Sono questi gli investimenti che bisogna fare. Chiedete queste azioni ai vostri politici e scegliete solo quelli che lavorano per un vero cambiamento” conclude Stav.

Spostare le persone dalle auto ai mezzi pubblici. Elettrici.   

La trasformazione di Oslo viene pagata anche con i pedaggi riscossi per entrare in città con le auto inquinanti, a benzina o diesel. Costano fino a 6 euro. La città di Oslo sta scoraggiando con tutti i mezzi l’utilizzo delle auto inquinanti. E per farlo, può contare su una capillare rete di mezzi pubblici. A Oslo già da 3 anni sono più le persone che usano autobus e metropolitane che quelli che si spostano con auto private. La novità è che tutti i nuovi autobus saranno elettrici. Per il nuovo lungomare pedonale sono appena arrivati 5 nuovi minibus elettrici, i primi al mondo senza conducente. Ed entro l’anno entreranno in servizio altri 70 bus elettrici, nel 2028 l’intera flotta di Oslo, oltre mille autobus, sarà a emissioni zero.

Come prima cosa, la città sta realizzando le infrastrutture necessarie. I nuovi capolinea degli autobus sono delle stazioni di ricarica ad alta velocità, in grado di portare il mezzo all’80 per cento di energia in soli 7 minuti. “Non dobbiamo ricaricare ad ogni viaggio, al massimo 4 o 5 volte in inverno, quando le batterie a causa del freddo si scaricano più velocemente” mi dice l’ingegnere Anders Dynge dell’azienda locale di trasporti Ruter. Anche i tradizionali depositi pubblici stanno diventando dei grandi centri di ricarica, dove fare il pieno quando gli autobus non sono in servizio. “E’ un grande investimento, ma per avere una flotta a zero emissioni tra dieci anni, bisogna iniziare oggi” conclude Dynge.

Rivoluzione elettrica.

La capitale norvegese è in piena transizione elettrica: nel 2023 tutti i taxi saranno elettrici. E anche i traghetti, responsabili del 10 per cento delle emissioni attuali, navigheranno con motori elettrici. Anche il settore delle costruzioni e dell’edilizia si sta riconvertendo per diventare a basse emissioni.

Solo le auto elettriche sono le benvenute ad Oslo. Lo Stato le sostiene non tanto con incentivi economici all’acquisto, quanto con un mix di agevolazioni: le auto elettriche non pagano pedaggi né tasse di immatricolazione o bollo, l’assicurazione costa meno, l’acquisto e il noleggio sono esenti dall’Iva, possono circolare sulle corsie preferenziali e parcheggiare gratuitamente nei nuovi parcheggi comunali. Come il grande parcheggio sotto l’Antica Fortezza della città, il primo al mondo solo per auto elettriche, sempre pieno e dove il Comune di Oslo come ulteriore incentivo offre anche la ricarica gratuita. Ricaricare costa comunque poco in Norvegia, perché costa poco l’energia elettrica che il Paese produce quasi al 100 per cento da fonti rinnovabili, soprattutto idroelettrico. Alle famiglie ricaricare l’auto costa un quinto rispetto al tradizionale carburante.

Le persone scelgono l’auto elettrica per motivi ambientali, ma ancora di più perché economicamente è più vantaggiosa. Fino a ieri sborsavano centinaia di euro al mese di benzina, le ricariche al contrario hanno un costo irrisorio. L’elettrico in Norvegia è diventato già oggi un mercato di massa. Lo dimostra il fatto che tutte le principali case automobilistiche abbiano iniziato a proporre un’intera gamma di modelli soltanto elettrici, da quelli di lusso a quelli più economici, compresa Fca con la 500 elettrica. Non è quindi un caso che la Norvegia sia il posto al mondo dove si stanno vendendo più auto elettriche: il 70 per cento delle nuove auto vendute nel 2019 sono a zero emissioni. “. C’è sempre un modo per bilanciare entrate e uscite. Il Governo in maniera intelligente ha deciso di aumentare le tasse sulle auto più inquinanti, per disincentivarle, secondo il principio che chi inquina paga. Bisogna agire, non esiste un piano B. E nemmeno un pianeta B” conclude Sture Portvik, il direttore del programma di mobilità elettrica del Comune di Oslo.

Sostenibilità.

Oslo si è impegnata a essere al 2030 la prima capitale europea a emissioni zero. Sostenibilità è diventata la parola chiave. Spazi urbani inutilizzati come Losaeter, a poca distanza dal centro città e dalla tangenziale, vengono trasformati in grandi fattorie urbane gestite da un fattore comunale. Sono aperte a tutti, si possono coltivare prodotti o semplicemente andarli a mangiare.

Il nuovo quartiere di Bjorvika

E la città ha deciso di  proteggere la biodiversità attraverso la prima autostrada al mondo per le api. Mentre nel resto del mondo le api scompaiono, il comune di Oslo ha invece realizzato nei nuovi spazi pedonali una rete di 60 nuovi prati fioriti per permettere agli insetti impollinatori, che sono tra le specie più a rischio estinzione, di spostarsi liberamente in città e continuare a fare il loro lavoro: “Senza impollinatori, non ci sono piante” dice un biologo del Dipartimento Ambiente del Comune di Oslo. “E questi insetti impollinano anche molte piante agricole. Quindi anche per produrre il nostro cibo dobbiamo avere gli impollinatori. Siamo noi a dipendere da loro. Così abbiamo riportato in città fiori che erano scomparsi, che erano rimasti solo nelle isole del fiordo. Abbiamo una ventina di specie autoctone di api in Norvegia, abbiamo la responsabilità di proteggerle anche nei centri urbani”.

Adattamento al clima che cambia.

Oslo si sta anche adattando ai cambiamenti climatici sempre più violenti che qui vogliono dire piogge sempre più frequenti e violente, al punto da causare uno o più alluvioni ogni anno. Lo fa ripristinando il corso originale di fiumi che erano stati interrati per fare posto al cemento, all’edilizia. Negli ultimi anni sono stati riaperti otto fiumi per un totale di 2,8 chilometri. E si lavora su altri otto, che si estendono su quasi tre chilometri.

Attorno al letto del fiume Hovinbekken è nato un nuovo parco, delle aree giochi, piste ciclabili. E un nuovo quartiere residenziale, pensato in chiave ecosostenibile come tutte le nuove costruzioni di Oslo. E’ così l’Opera House la bellissima architettura sul fiordo che è diventata il simbolo della città. E’ così la nuova Biblioteca Comunale, di prossima apertura, realizzata in biocemento. Ma il quartiere simbolo della nuova Oslo verde è Vulkan, un ex distretto industriale sul fiume Akerselva, abbandonato per 50 anni.

Vulkan, il quartiere ecosostenibile.

Recuperato dal 2005, oggi Vulkan è il quartiere più vivo della città. E sopratutto è un quartiere autosufficiente dal punto di vista energetico. I tetti sono verdi. Tutti gli edifici, ad alta efficienza energetica, producono energia sia dai tetti sia dalle facciate a pannelli solari. E sono tutti connessi tra loro, ad una centrale energetica locale di tipo geotermico. Tutto il quartiere va avanti a energia rinnovabile, perché l’energia immagazzinata nella centrale geotermica viene redistribuita e riutilizzata negli altri edifici come il grande mercato coperto di Mathallen, ricco di ristoranti di ogni tipo, tappa fissa per i turisti e gli chef. L’omonimo parcheggio auto di Vulkan, con le sue 102 colonnine di ricarica, è al momento il parcheggio più grande d’Europa per veicoli elettrici. Stiamo parlando di investimenti enormi, pubblici e privati, ma che nascono tutti dalla stessa consapevolezza: il futuro è questo.

©2019 ClimateChange News

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alessandromacina
Journalist & TV Reporter at RAI RadioTelevisione Italiana. Founder & Publisher ClimateChange News.

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